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Continua Tour D'agosto nelle carceri del Garante Campano dei Detenuti. Oggi a Vallo della Lucania.
Ciambriello: "alla persona che sbaglia deve essere tolto il diritto alla libertà ma non alla dignità."
14 agosto, Vallo della Lucania- Continua senza sosta il viaggio del Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, all'interno degli istituti penitenziari della regione in questo mese di agosto. Dopo le tappe al carcere di Salerno, Poggioreale e all'ICATT di Eboli, oggi, alla vigilia di Ferragosto , il Garante si è recato nella Casa Circondariale "Alfredo Paragano" di Vallo della Lucania.
Ad accoglierlo, la direttrice Caterina Tancredi e il comandante Giuseppe Sessa,con i quali si è confrontato sulla complessa realtà di un istituto a vocazione specifica, destinato ad accogliere unicamente uomini classificati come sex offenders.
Attualmente la struttura registra la presenza di 63 detenuti a fronte di 40 posti regolamentari. Ma il dato numerico del sovraffollamento si scontra con un'altra gravissima carenza strutturale e di organico: manca purtroppo da troppo tempo una figura chiave come l'educatore.
«In un istituto come questo, che per la delicatezza e la specificità dei reati commessi necessita imprescindibilmente di un percorso trattamentale mirato, l'assenza di un educatore non è più tollerabile. Chiedo con forza al PRAP di intervenire tempestivamente inviando questa figura professionale, prevista dalla pianta organica ma cronicamente assente», ha dichiarato Ciambriello.
Dal punto di vista logistico, il carcere di Vallo della Lucania si presenta come una realtà piccola e complessa. Le celle ospitano dai 4 ai 8 detenuti e sono dotate di frigorifero, tavoli, sedie e doccia nella cella, pur mantenendo finestre a doppia blindatura. Particolarmente critica la situazione degli spazi comuni: la stanza adibita alla socialità è angusta, addirittura più piccola delle stesse celle.
Eppure, tra queste mura strette e chiuse, si respira un'aria differente.
Ciambriello ha voluto sottolineare il paradosso virtuoso della struttura:
"Ci troviamo di fronte a una struttura che punta con determinazione sulla risocializzazione. Pur avendo spazi ridotti e complessi, in questi luoghi si articola un modello organizzativo quasi di tipo familiare, dove la vicinanza umana fa la differenza.
E in tal senso avendoli ascoltati tutti i detenuti nelle celle e in uno spazio singolo solo per loro, sono quasi tutti definitivi eccetto 8 di loro, hanno chiesto i detenuti la presenza del magistrato di sorveglianza in presenza o un colloquio modalità streaming.
Mi auguro che ci sia la presenza di associazioni di volontariato o di cooperative sociali che manifestino interesse a progetti di inclusione sociale.
Alla persona che sbaglia deve essere tolto il diritto alla libertà ma non alla dignità, che non è negoziabile, anche per detenuti classificati come sex offenders."
Un segnale concreto di reinserimento arriva dalle attività lavorative interne: attualmente due detenuti lavorano nel laboratorio di ostie, 3 invece inseriti nel regime dell'articolo 21, lavoro all'interno del carcere, comma 3 dell'Ordinamento Penitenziario.
Nel corso della visita, il Garante Ciambriello ha inoltre dichiarato alla direttrice la propria totale disponibilità a fare da ponte per la stipula di un protocollo d'intesa tra la direzione e il Comune di Vallo della Lucania, finalizzato a riprendere, come avvenuto con successo anni fa , l'impiego dei detenuti in progetti di utilità pubblica.

VIOLENZE SU DETENUTI NEL CARCERE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE: LUNEDÌ 7 SETTEMBRE RIPARTE IL PROCESSO
IL GARANTE CIAMBRIELLO: “La Costituzione non si arresta davanti al cancello di un carcere!”
L’udienza di lunedì prossimo 7 settembre alle ore 9.30, dopo la pausa estiva, riprendono le udienze del processo che si sta celebrando dinanzi alla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere contro le 106 persone ritenute responsabili delle violenze subite dai detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020.
Quella che venne definita una “spedizione punitiva”, secondo l’impostazione accusatoria, fu accompagnata anche da tentativi di depistaggio e coperture che, tuttavia, non valsero ad evitare l’incriminazione da parte dei pubblici ministeri dott. Alessandro Milita, dott.ssa Daniela Pannone e dott.ssa Alessandra Pinto.
Sono gli stessi magistrati che hanno portato avanti l'accusa fino alla requisitoria finale dello scorso mese di luglio, nella quale sono state formulate richieste di condanna fino a 21 anni di carcere.
Siamo ormai alle battute finali. L’udienza di lunedì prossimo apre la fase della discussione delle parti civili, nella quale prenderà la parola anche l’avv. Francesco Giuseppe Piccirillo, nell’interesse del Garante regionale per i diritti delle persone private della libertà personale, prof. Samuele Ciambriello, costituito parte civile contro tutti gli imputati.
La presidente della Corte, dott.ssa Claudia Picciotti, ha indicato l’obiettivo di arrivare alla conclusione del processo entro la prima settimana di novembre.
Ricordiamo che la vicenda venne alla luce proprio grazie all'intervento del prof. Samuele Ciambriello, che due giorni dopo i fatti, l’8 aprile 2020, presentò un esposto alla Procura della Repubblica. Il giorno successivo si svolse un'ispezione del magistrato di sorveglianza dott. Marco Puglia. Successivamente, il 4 maggio 2020, il Garante presentò un ulteriore esposto alla Procura.
Il Garante regionale Samuele Ciambriello così commenta le ultime battute del processo: «La requisitoria restituisce la gravità di fatti che denunciammo immediatamente.
Non posso che guardare con intimo compiacimento alla fase finale di questo giudizio, per come è stato portato avanti dai suoi protagonisti principali e, in particolare, dai magistrati della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che si sono spesi con impegno nella ricerca della verità.
La requisitoria ha restituito la gravità di fatti che il Garante regionale e il magistrato di sorveglianza avevano segnalato immediatamente, quando ancora non erano disponibili le immagini registrate dalle telecamere interne del carcere.
Le immagini delle telecamere, divenute poi centrali nel procedimento, furono inizialmente ritenute non acquisibili, sostenendo che il sistema non fosse funzionante. Furono le testimonianze dei detenuti, le telefonate dei familiari e i segni sui loro corpi a far emergere la gravità di quanto accaduto.
Le richieste di condanna della Procura dimostrano che le mie denunce come Garante non erano campate in aria. Spetterà ora alla Corte stabilire le responsabilità e la verità sui fatti.
Non spetta a me giudicare la severità delle pene richieste, né provo soddisfazione di fronte alla carcerazione. Mi aspetto soprattutto una sentenza capace di riaffermare il valore dei diritti della persona detenuta e di restituire fiducia nelle istituzioni, condizione indispensabile per un autentico percorso di recupero e reinserimento sociale.
La Costituzione non si arresta davanti al cancello di un carcere.
Questa vicenda – prosegue Ciambriello – pone una questione che va oltre le singole responsabilità penali e riguarda il modo stesso in cui concepiamo lo Stato di diritto.
Gli articoli 13 e 27 tutelano la persona detenuta, vietando ogni forma di violenza e garantendo che la pena si svolga nel rispetto della dignità umana e con finalità rieducativa.
Ringrazio l’avv. Francesco Giuseppe Piccirillo per l’impegno e il prezioso lavoro svolto al mio fianco».
Carcere di Secondigliano, Ciambriello: «La stanza dell’affettività funziona ed è molto utilizzata»
Nella mattinata odierna, il Garante campano delle persone private della libertà personale, prof. Samuele Ciambriello, ha effettuato una visita presso la Casa circondariale di Napoli Secondigliano “Pasquale Mandato”.
Hanno preso parte alla visita Angela Mallardi, dello staff dell’Osservatorio regionale sulla vita detentiva, e i componenti dell’Osservatorio Alessandro Gargiulo, Giuliana Trara, Anna Malinconico e Maria Rosaria Cardenuto.
Nel corso della visita, la delegazione ha effettuato l’accesso al tenimento agricolo, al reparto di isolamento, al reparto transito, all’Articolazione per la tutela della salute mentale, al reparto Ionio, alla sezione destinata all’osservazione prevista dall’articolo 32 del Regolamento di esecuzione, al reparto T2, destinato alle persone sottoposte al regime di sorveglianza particolare ai sensi dell’articolo 14-bis dell’Ordinamento penitenziario, e, infine, alla sezione femminile.
La delegazione è stata accompagnata dal direttore dell’istituto, Gianfranco Marcello, dal comandante del Reparto di Polizia penitenziaria, dal Primo Dirigente Gianluca Colella, dalla dirigente di Polizia penitenziaria Simona Rozzano e da due educatori.
Alla data della visita risultavano presenti 1.493 persone detenute, di cui 123 donne, 853 inserite nel circuito di Alta Sicurezza e 640 in quello di Media Sicurezza. Circa 800 detenuti risultavano condannati in via definitiva.
L’area educativa è composta da 20 unità, chiamate a seguire una popolazione particolarmente numerosa e a predisporre e aggiornare i percorsi di osservazione e trattamento delle circa 800 persone detenute definitive.
Tra gli aspetti positivi rilevati, Ciambriello ha sottolineato l’effettivo funzionamento, ormai da tempo, della stanza destinata agli incontri per l’affettività. Le stesse persone detenute hanno confermato che lo spazio viene utilizzato concretamente e con continuità, anche per gli incontri tra coniugi entrambi ristretti nello stesso istituto.
«La stanza dell’affettività non è rimasta soltanto sulla carta. È un risultato positivo, perché la pena non deve cancellare i legami familiari. Una sola stanza per quasi 1.500 detenuti, però, è chiaramente insufficiente e determina tempi di attesa molto lunghi. Questa esperienza deve essere sostenuta e potenziata», ha dichiarato Ciambriello.
Secondo le informazioni raccolte dall’Ufficio del Garante, quella di Secondigliano risulterebbe attualmente l’unica stanza dell’affettività concretamente e stabilmente funzionante negli istituti penitenziari campani. Anche la Casa circondariale di Benevento dispone di uno spazio analogo, utilizzato soltanto in parte e che, secondo quanto riferito, non risulterebbe attivo da alcuni mesi.
La visita è iniziata dal tenimento agricolo, dove alcune persone detenute appartenenti al circuito dell’Alta Sicurezza sono impegnate nella coltivazione dei terreni. Il progetto rappresenta una positiva esperienza di lavoro, responsabilizzazione e trattamento.
Nel reparto T1 è stato valutato positivamente anche il numero dei permessi concessi, quale segnale della progressione dei percorsi trattamentali e della possibilità di costruire gradualmente un ritorno responsabile nella società.
Le criticità strutturali più gravi sono state riscontrate nel reparto Ionio, sede del Polo universitario della Federico II. Nel reparto sono presenti diffuse infiltrazioni d’acqua, sia nei corridoi sia all’interno delle camere detentive.
Quando piove, in alcune stanze l’acqua penetra direttamente dal soffitto. Le persone detenute che occupano il piano superiore dei letti a castello sono costrette a collocare secchi accanto al proprio letto. Le pareti presentano inoltre estese tracce di umidità e una significativa presenza di muffa.
Il direttore ha riferito che il rifacimento delle coperture è già inserito nella programmazione delle spese dell’istituto. Le risorse inizialmente destinate ai tetti sarebbero state temporaneamente utilizzate per fronteggiare un grave guasto all’impianto elettrico, per il quale nel mese di luglio sarebbero stati sostenuti circa 70.000 euro, oltre a 30.000 euro per la manodopera.
«Comprendiamo l’urgenza dell’intervento sull’impianto elettrico, ma non possiamo accettare che le persone detenute vivano e studino in stanze nelle quali entra l’acqua e prolifera la muffa. È una questione di salute, dignità e sicurezza che richiede un intervento urgente», ha affermato il Garante.
Ciambriello ha inoltre evidenziato che il rinvio dei lavori rischia di determinare maggiori costi per l’amministrazione, a causa del progressivo deterioramento delle murature e delle strutture.
Nel reparto Adriatico, destinato alla Media Sicurezza, le persone detenute hanno lamentato la sostanziale assenza di attività trattamentali, circostanza ricondotta alla carenza di fondi. Le tre docce comuni erano collocate in un ambiente che, al momento della visita, appariva sporco e interessato dalla presenza di muffa. La sala destinata alla socialità risultava quasi completamente priva di attrezzature e dotata di un televisore non funzionante.
Tra le criticità più allarmanti rilevate dal Garante vi è, inoltre, la promiscuità all’interno delle sezioni destinate alla sorveglianza particolare, nelle quali convivono detenuti in isolamento, sex offender e persone protette per ragioni di sicurezza: situazioni profondamente differenti, che richiederebbero una rigorosa separazione e una gestione adeguata alle specifiche esigenze di tutela.
Più complessa è apparsa anche la situazione del reparto T2, destinato alle persone sottoposte al regime di sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14-bis dell’Ordinamento penitenziario. Due episodi di protesta avevano provocato la distruzione di una camera e il danneggiamento dell’impianto di illuminazione del corridoio.
Il reparto presentava ambienti deteriorati e condizioni di scarsa pulizia. È stata inoltre raccolta la segnalazione di una persona detenuta che necessita di un tempestivo approfondimento sanitario specialistico.
Nell’Articolazione per la tutela della salute mentale, la visita ha confermato la necessità di garantire continuità nell’assistenza psichiatrica anche durante i periodi di assenza o congedo del personale titolare.
Criticità sono state riscontrate anche nella sezione femminile e, in particolare, nel reparto a trattamento avanzato, nel quale sono ospitate 24 detenute inserite in percorsi trattamentali e in progettualità orientate al graduale reinserimento sociale.
Tra queste, 10 risultano ammesse al lavoro all’esterno ai sensi dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario; cinque detenute lavorano negli uffici dell’istituto, circostanza che rappresenta un’importante novità, mentre complessivamente 14 svolgono attività lavorativa all’esterno del carcere.
Nonostante la particolare rilevanza dei percorsi intrapresi, la stanza destinata alla socialità del reparto è priva di climatizzazione.
Il sovraffollamento ha inoltre determinato l’utilizzo di locali originariamente destinati a permanenze brevi: nella cosiddetta “camera di sicurezza” sono stati collocati fino a sette letti e vengono ospitate anche detenute comuni.
Rilevante resta, infine, la carenza di personale di Polizia penitenziaria. A fronte di una dotazione teorica di 1.061 unità nei ruoli degli ispettori, sovrintendenti, agenti e assistenti, risultano effettivamente presenti 863 unità, con una carenza di 198 persone.
«Un carcere con quasi 1.500 detenuti non può funzionare adeguatamente senza un numero sufficiente di agenti, educatori, sanitari, psicologi e psichiatri. Le carenze di personale incidono sulla sicurezza, sulle attività trattamentali e sulla qualità della vita sia delle persone detenute sia di chi lavora nell’istituto», ha concluso Ciambriello.
Nuova legge sui detenuti tossicodipendenti, il Garante Campano Ciambriello: "Riforma positiva, ma senza fondi e personale la legge resta sulla carta"
«Inutile annunciare 10.000 beneficiari se i fondi coprono solo 800 posti. Servono subito psicologi, SerD e risorse reali. Riconoscere la tossicodipendenza come una malattia e non come un vizio è una svolta positiva e un atto di civiltà. Ma una legge non cammina con le buone intenzioni: senza risorse, personale sanitario e un potenziamento dei servizi, questa riforma rischia di rimanere del tutto inapplicata».
È il commento di Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà personale e Portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali, dopo l’approvazione definitiva della legge sulla detenzione domiciliare terapeutica.64.773 i detenuti presenti oggi in Italia, 20.000tossicodipendenti, rappresentando circa un terzo (circa il 32-34%) della popolazione detenuta. In Campania, i detenuti tossicodipendenti ammontano invece a 2.125, pari al 26,41% delle presenze totali (8.046 detenuti). Da sempre insieme alla Conferenza nazionale dei detenuti abbiamo posto l'attenzione sulla necessità di misure alternative per questa tipologia di detenuti.
«Riconoscere la malattia non cancella la responsabilità penale, ma curare chi soffre di dipendenza è l’unico vero modo per abbattere la recidiva e garantire la sicurezza della collettività».La cura deve iniziare dentro: «La riabilitazione non può partire all'improvviso una volta fuori. Servono subito più psicologi, psichiatri e operatori dei SerD all'interno delle carceri, altrimenti i detenuti non riusciranno nemmeno a costruire i progetti terapeutici per accedere alle comunità. Il Governo parla di 10.000 potenziali beneficiari, ma i 19,4 milioni di euro stanziati coprono appena 800 percorsi. Si rischia di creare enormi quanto illusorie aspettative. Inoltre, la misura non basterà a risolvere l'emergenza del sovraffollamento».C’è la necessità di potenziare gli Uffici dell’UEPE, che già hanno 4.400 persone in affidamento terapeutico, e rafforzare la collaborazione tra servizi territoriali, magistratura e comunità per far funzionare in modo omogeneo in tutto il territorio nazionale la rete dei servizi.L'applicazione reale rischia di bloccarsi per le gravi carenze di organico tra i funzionari giuridici pedagogici, personale dei servizi sanitari nei penitenziari e nei Tribunali di Sorveglianza.
«Non facciamo il tifo contro la legge, anzi: proprio perché è giusta chiediamo che sia messa in condizione di funzionare» conclude Ciambriello, che fa un appello al governo.
«Chiediamo al Governo risorse concrete per Regioni e ASL, organici stabili negli istituti e sostegno alle comunità d'accoglienza, evitandone la trasformazione in carceri decentrate. Solo con cure e reinserimento lavorativo si cambia davvero la vita delle persone. Il vero gesto di clemenza sarebbe quello di un provvedimento deflattivo nei confronti degli 8000detenuti che devono scontare meno di un anno di carcere»
Il garante campano in visita al carcere minorile di Airola( Benevento)
Ciambriello:" Il nuovo provvedimento del governo sui minori criminalizza gli adolescenti e non affronta le cause del disagio giovanile"
Il Garante ha commentato duramente il disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri che modifica l'articolo 98 del codice penale, introducendo la presunzione di imputabilità per gli ultraquattordicenni ed eliminando la necessità per i magistrati di accertarne la capacità di intendere e di volere caso per caso.
In merito alle modifiche normative in discussione, Ciambriello ha espresso una dura presa di posizione: "La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti. Considerare di regola imputabile un minore ultraquattordicenne rischia di trasmettere un messaggio rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti. Presumere che il minorenne sia automaticamente consapevole come un ventenne o un trentenne significa confondere la legittima esigenza di responsabilità con una semplificazione che rischia di produrre più carcere e meno sicurezza. Ed è, secondo me, incostituzionale."
