Carcere di Secondigliano, Ciambriello: «La stanza dell’affettività funziona ed è molto utilizzata»
Nella mattinata odierna, il Garante campano delle persone private della libertà personale, prof. Samuele Ciambriello, ha effettuato una visita presso la Casa circondariale di Napoli Secondigliano “Pasquale Mandato”.
Hanno preso parte alla visita Angela Mallardi, dello staff dell’Osservatorio regionale sulla vita detentiva, e i componenti dell’Osservatorio Alessandro Gargiulo, Giuliana Trara, Anna Malinconico e Maria Rosaria Cardenuto.
Nel corso della visita, la delegazione ha effettuato l’accesso al tenimento agricolo, al reparto di isolamento, al reparto transito, all’Articolazione per la tutela della salute mentale, al reparto Ionio, alla sezione destinata all’osservazione prevista dall’articolo 32 del Regolamento di esecuzione, al reparto T2, destinato alle persone sottoposte al regime di sorveglianza particolare ai sensi dell’articolo 14-bis dell’Ordinamento penitenziario, e, infine, alla sezione femminile.
La delegazione è stata accompagnata dal direttore dell’istituto, Gianfranco Marcello, dal comandante del Reparto di Polizia penitenziaria, dal Primo Dirigente Gianluca Colella, dalla dirigente di Polizia penitenziaria Simona Rozzano e da due educatori.
Alla data della visita risultavano presenti 1.493 persone detenute, di cui 123 donne, 853 inserite nel circuito di Alta Sicurezza e 640 in quello di Media Sicurezza. Circa 800 detenuti risultavano condannati in via definitiva.
L’area educativa è composta da 20 unità, chiamate a seguire una popolazione particolarmente numerosa e a predisporre e aggiornare i percorsi di osservazione e trattamento delle circa 800 persone detenute definitive.
Tra gli aspetti positivi rilevati, Ciambriello ha sottolineato l’effettivo funzionamento, ormai da tempo, della stanza destinata agli incontri per l’affettività. Le stesse persone detenute hanno confermato che lo spazio viene utilizzato concretamente e con continuità, anche per gli incontri tra coniugi entrambi ristretti nello stesso istituto.
«La stanza dell’affettività non è rimasta soltanto sulla carta. È un risultato positivo, perché la pena non deve cancellare i legami familiari. Una sola stanza per quasi 1.500 detenuti, però, è chiaramente insufficiente e determina tempi di attesa molto lunghi. Questa esperienza deve essere sostenuta e potenziata», ha dichiarato Ciambriello.
Secondo le informazioni raccolte dall’Ufficio del Garante, quella di Secondigliano risulterebbe attualmente l’unica stanza dell’affettività concretamente e stabilmente funzionante negli istituti penitenziari campani. Anche la Casa circondariale di Benevento dispone di uno spazio analogo, utilizzato soltanto in parte e che, secondo quanto riferito, non risulterebbe attivo da alcuni mesi.
La visita è iniziata dal tenimento agricolo, dove alcune persone detenute appartenenti al circuito dell’Alta Sicurezza sono impegnate nella coltivazione dei terreni. Il progetto rappresenta una positiva esperienza di lavoro, responsabilizzazione e trattamento.
Nel reparto T1 è stato valutato positivamente anche il numero dei permessi concessi, quale segnale della progressione dei percorsi trattamentali e della possibilità di costruire gradualmente un ritorno responsabile nella società.
Le criticità strutturali più gravi sono state riscontrate nel reparto Ionio, sede del Polo universitario della Federico II. Nel reparto sono presenti diffuse infiltrazioni d’acqua, sia nei corridoi sia all’interno delle camere detentive.
Quando piove, in alcune stanze l’acqua penetra direttamente dal soffitto. Le persone detenute che occupano il piano superiore dei letti a castello sono costrette a collocare secchi accanto al proprio letto. Le pareti presentano inoltre estese tracce di umidità e una significativa presenza di muffa.
Il direttore ha riferito che il rifacimento delle coperture è già inserito nella programmazione delle spese dell’istituto. Le risorse inizialmente destinate ai tetti sarebbero state temporaneamente utilizzate per fronteggiare un grave guasto all’impianto elettrico, per il quale nel mese di luglio sarebbero stati sostenuti circa 70.000 euro, oltre a 30.000 euro per la manodopera.
«Comprendiamo l’urgenza dell’intervento sull’impianto elettrico, ma non possiamo accettare che le persone detenute vivano e studino in stanze nelle quali entra l’acqua e prolifera la muffa. È una questione di salute, dignità e sicurezza che richiede un intervento urgente», ha affermato il Garante.
Ciambriello ha inoltre evidenziato che il rinvio dei lavori rischia di determinare maggiori costi per l’amministrazione, a causa del progressivo deterioramento delle murature e delle strutture.
Nel reparto Adriatico, destinato alla Media Sicurezza, le persone detenute hanno lamentato la sostanziale assenza di attività trattamentali, circostanza ricondotta alla carenza di fondi. Le tre docce comuni erano collocate in un ambiente che, al momento della visita, appariva sporco e interessato dalla presenza di muffa. La sala destinata alla socialità risultava quasi completamente priva di attrezzature e dotata di un televisore non funzionante.
Tra le criticità più allarmanti rilevate dal Garante vi è, inoltre, la promiscuità all’interno delle sezioni destinate alla sorveglianza particolare, nelle quali convivono detenuti in isolamento, sex offender e persone protette per ragioni di sicurezza: situazioni profondamente differenti, che richiederebbero una rigorosa separazione e una gestione adeguata alle specifiche esigenze di tutela.
Più complessa è apparsa anche la situazione del reparto T2, destinato alle persone sottoposte al regime di sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14-bis dell’Ordinamento penitenziario. Due episodi di protesta avevano provocato la distruzione di una camera e il danneggiamento dell’impianto di illuminazione del corridoio.
Il reparto presentava ambienti deteriorati e condizioni di scarsa pulizia. È stata inoltre raccolta la segnalazione di una persona detenuta che necessita di un tempestivo approfondimento sanitario specialistico.
Nell’Articolazione per la tutela della salute mentale, la visita ha confermato la necessità di garantire continuità nell’assistenza psichiatrica anche durante i periodi di assenza o congedo del personale titolare.
Criticità sono state riscontrate anche nella sezione femminile e, in particolare, nel reparto a trattamento avanzato, nel quale sono ospitate 24 detenute inserite in percorsi trattamentali e in progettualità orientate al graduale reinserimento sociale.
Tra queste, 10 risultano ammesse al lavoro all’esterno ai sensi dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario; cinque detenute lavorano negli uffici dell’istituto, circostanza che rappresenta un’importante novità, mentre complessivamente 14 svolgono attività lavorativa all’esterno del carcere.
Nonostante la particolare rilevanza dei percorsi intrapresi, la stanza destinata alla socialità del reparto è priva di climatizzazione.
Il sovraffollamento ha inoltre determinato l’utilizzo di locali originariamente destinati a permanenze brevi: nella cosiddetta “camera di sicurezza” sono stati collocati fino a sette letti e vengono ospitate anche detenute comuni.
Rilevante resta, infine, la carenza di personale di Polizia penitenziaria. A fronte di una dotazione teorica di 1.061 unità nei ruoli degli ispettori, sovrintendenti, agenti e assistenti, risultano effettivamente presenti 863 unità, con una carenza di 198 persone.
«Un carcere con quasi 1.500 detenuti non può funzionare adeguatamente senza un numero sufficiente di agenti, educatori, sanitari, psicologi e psichiatri. Le carenze di personale incidono sulla sicurezza, sulle attività trattamentali e sulla qualità della vita sia delle persone detenute sia di chi lavora nell’istituto», ha concluso Ciambriello.