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CARCERE DI BENEVENTO: VISITA DEI GARANTI DOPO I DISORDINI. 
 
CIAMBRIELLO:"AFFOLLAMENTO AL 140%, MA RIVOLTA RISOLTA COL DIALOGO E SENZA VIOLENZA"
Benevento 4 agosto 2026- A seguito dei gravi fatti che hanno interessato la casa circondariale di Benevento nella giornata di domenica, i Garanti dei diritti dei detenuti – Samuele Ciambriello per la Regione Campania e Patrizia Sannino per la Provincia di Benevento – hanno svolto oggi una visita ispettiva e d'ascolto all'interno del penitenziario Sannita.
Accolti al loro arrivo dalla Direttrice dell'istituto, dott.ssa Marianna Adanti, dalla Comandante di reparto e da una rappresentanza degli educatori, i Garanti hanno preso visione diretta delle conseguenze della protesta, effettuando un sopralluogo dettagliato nella sezione teatro dei disordini. L'area, attualmente sottoposta a sequestro giudiziario da parte della Procura della Repubblica, comprende 14 celle per una capienza di 30 posti ed è risultata completamente devastata e del tutto inagibile 

Successivamente, al piano terra dell'istituto, Ciambriello e Sannino hanno incontrato una delegazione di reclusi della sezione G1 che non hanno preso parte alle intemperanze. Dalle loro testimonianze è emerso come, nelle fasi iniziali, la "sommossa" fosse stata scambiata per una violenta lite interna tra detenuti. I reclusi hanno rappresentato la presenza nel reparto di persone anziane e con patologie psichiatriche, evidenziando come la spinta principale dei promotori sia stata la richiesta di trasferimento in istituti che offrano reali opportunità di studio e lavoro, stante la quasi totale assenza di attività trattamentali nella sezione coinvolta. Alcuni promotori volevano trasferirsi.
La visita ha inoltre riacceso i riflettori sulla situazione dell'articolazione di tutela della salute mentale situata al quarto piano della struttura, chiusa ed inattiva da oltre due anni nonostante le crescenti esigenze della popolazione carceraria (attualmente pari a 361 detenuti a fronte di 259 posti regolamentari, con un tasso di affollamento del 140% e 158 detenuti in regime di Alta Sicurezza, e 66 dinne)).
All'uscita dall'istituto, il Prof. Ciambriello e la Dott.ssa Sannino hanno incontrato i giornalisti per tracciare il bilancio del sopralluogo, esprimendo sollievo per la totale assenza di feriti tra il personale di Polizia Penitenziaria e i reclusi. L'emergenza è rientrata grazie a un'operazione di mediazione condotta dal negoziatore e dal Gruppo di Intervento Operativo (G.I.O.) della Polizia Penitenziaria, i quali sono riusciti a riportare l'ordine esclusivamente attraverso il dialogo, evitando qualsiasi scontro o colluttazione.
"Quanto avvenuto dimostra in modo inequivocabile che anche nelle situazioni più critiche e di fronte a soggetti complessi, l'ascolto e la mediazione garantiscono risultati efficaci ed evitano il ricorso alla violenza. Quando si dialoga e si ascoltano le ragioni, giuste o meno, la mediazione istituzionale prevale positivamente", ha dichiarato Samuele Ciambriello.
Sul fronte sanitario, si è registrato esclusivamente l'intervento di un'autoambulanza del 118 per prestare soccorso a un detenuto colto da una crisi d'ansia somatizzata a seguito del forte stress emotivo derivante dai disordini.
Sul piano gestionale, 10 detenuti ritenuti i principali fautori della sommossa sono stati dislocati in altri istituti di pena (un primo gruppo di 6 individui seguito da un ulteriore invio di 4), mentre 20 detenuti estranei ai fatti sono stati redistribuiti nelle altre sezioni della struttura sannita.
Restano aperte le valutazioni sull'assetto futuro dell'istituto: mentre la Garante provinciale Patrizia Sannino si è detta favorevole all'ipotesi di destinarlo interamente al regime di Alta Sicurezza per garantire una maggiore omogeneità ed equità nei percorsi trattamentali, il Garante regionale Ciambriello ha manifestato forti perplessità riguardo a tale riconversione.
La criticità più stringente riguarda ora la condizione dei detenuti sfollati che, a causa del sequestro dell'area da parte della Magistratura, non hanno potuto prelevare i propri indumenti ed effetti personali. Nelle prossime ore i Garanti avvieranno interlocuzioni con la Direzione per consentire il recupero degli effetti  (biancheria ed altro).
 
 

Carcere di Secondigliano, Ciambriello: «La stanza dell’affettività funziona ed è molto utilizzata»

Nella mattinata odierna, il Garante campano delle persone private della libertà personale, prof. Samuele Ciambriello, ha effettuato una visita presso la Casa circondariale di Napoli Secondigliano “Pasquale Mandato”.

Hanno preso parte alla visita Angela Mallardi, dello staff dell’Osservatorio regionale sulla vita detentiva, e i componenti dell’Osservatorio Alessandro Gargiulo, Giuliana Trara, Anna Malinconico e Maria Rosaria Cardenuto.

Nel corso della visita, la delegazione ha effettuato l’accesso al tenimento agricolo, al reparto di isolamento, al reparto transito, all’Articolazione per la tutela della salute mentale, al reparto Ionio, alla sezione destinata all’osservazione prevista dall’articolo 32 del Regolamento di esecuzione, al reparto T2, destinato alle persone sottoposte al regime di sorveglianza particolare ai sensi dell’articolo 14-bis dell’Ordinamento penitenziario, e, infine, alla sezione femminile.

La delegazione è stata accompagnata dal direttore dell’istituto, Gianfranco Marcello, dal comandante del Reparto di Polizia penitenziaria, dal Primo Dirigente Gianluca Colella, dalla dirigente di Polizia penitenziaria Simona Rozzano e da due educatori.

Alla data della visita risultavano presenti 1.493 persone detenute, di cui 123 donne, 853 inserite nel circuito di Alta Sicurezza e 640 in quello di Media Sicurezza. Circa 800 detenuti risultavano condannati in via definitiva.

L’area educativa è composta da 20 unità, chiamate a seguire una popolazione particolarmente numerosa e a predisporre e aggiornare i percorsi di osservazione e trattamento delle circa 800 persone detenute definitive.

Tra gli aspetti positivi rilevati, Ciambriello ha sottolineato l’effettivo funzionamento, ormai da tempo, della stanza destinata agli incontri per l’affettività. Le stesse persone detenute hanno confermato che lo spazio viene utilizzato concretamente e con continuità, anche per gli incontri tra coniugi entrambi ristretti nello stesso istituto.

«La stanza dell’affettività non è rimasta soltanto sulla carta. È un risultato positivo, perché la pena non deve cancellare i legami familiari. Una sola stanza per quasi 1.500 detenuti, però, è chiaramente insufficiente e determina tempi di attesa molto lunghi. Questa esperienza deve essere sostenuta e potenziata», ha dichiarato Ciambriello.

Secondo le informazioni raccolte dall’Ufficio del Garante, quella di Secondigliano risulterebbe attualmente l’unica stanza dell’affettività concretamente e stabilmente funzionante negli istituti penitenziari campani. Anche la Casa circondariale di Benevento dispone di uno spazio analogo, utilizzato soltanto in parte e che, secondo quanto riferito, non risulterebbe attivo da alcuni mesi.

La visita è iniziata dal tenimento agricolo, dove alcune persone detenute appartenenti al circuito dell’Alta Sicurezza sono impegnate nella coltivazione dei terreni. Il progetto rappresenta una positiva esperienza di lavoro, responsabilizzazione e trattamento.

Nel reparto T1 è stato valutato positivamente anche il numero dei permessi concessi, quale segnale della progressione dei percorsi trattamentali e della possibilità di costruire gradualmente un ritorno responsabile nella società.

Le criticità strutturali più gravi sono state riscontrate nel reparto Ionio, sede del Polo universitario della Federico II. Nel reparto sono presenti diffuse infiltrazioni d’acqua, sia nei corridoi sia all’interno delle camere detentive.

Quando piove, in alcune stanze l’acqua penetra direttamente dal soffitto. Le persone detenute che occupano il piano superiore dei letti a castello sono costrette a collocare secchi accanto al proprio letto. Le pareti presentano inoltre estese tracce di umidità e una significativa presenza di muffa.

Il direttore ha riferito che il rifacimento delle coperture è già inserito nella programmazione delle spese dell’istituto. Le risorse inizialmente destinate ai tetti sarebbero state temporaneamente utilizzate per fronteggiare un grave guasto all’impianto elettrico, per il quale nel mese di luglio sarebbero stati sostenuti circa 70.000 euro, oltre a 30.000 euro per la manodopera.

«Comprendiamo l’urgenza dell’intervento sull’impianto elettrico, ma non possiamo accettare che le persone detenute vivano e studino in stanze nelle quali entra l’acqua e prolifera la muffa. È una questione di salute, dignità e sicurezza che richiede un intervento urgente», ha affermato il Garante.

Ciambriello ha inoltre evidenziato che il rinvio dei lavori rischia di determinare maggiori costi per l’amministrazione, a causa del progressivo deterioramento delle murature e delle strutture.

Nel reparto Adriatico, destinato alla Media Sicurezza, le persone detenute hanno lamentato la sostanziale assenza di attività trattamentali, circostanza ricondotta alla carenza di fondi. Le tre docce comuni erano collocate in un ambiente che, al momento della visita, appariva sporco e interessato dalla presenza di muffa. La sala destinata alla socialità risultava quasi completamente priva di attrezzature e dotata di un televisore non funzionante.

Tra le criticità più allarmanti rilevate dal Garante vi è, inoltre, la promiscuità all’interno delle sezioni destinate alla sorveglianza particolare, nelle quali convivono detenuti in isolamento, sex offender e persone protette per ragioni di sicurezza: situazioni profondamente differenti, che richiederebbero una rigorosa separazione e una gestione adeguata alle specifiche esigenze di tutela.

Più complessa è apparsa anche la situazione del reparto T2, destinato alle persone sottoposte al regime di sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14-bis dell’Ordinamento penitenziario. Due episodi di protesta avevano provocato la distruzione di una camera e il danneggiamento dell’impianto di illuminazione del corridoio.

Il reparto presentava ambienti deteriorati e condizioni di scarsa pulizia. È stata inoltre raccolta la segnalazione di una persona detenuta che necessita di un tempestivo approfondimento sanitario specialistico.

Nell’Articolazione per la tutela della salute mentale, la visita ha confermato la necessità di garantire continuità nell’assistenza psichiatrica anche durante i periodi di assenza o congedo del personale titolare.

Criticità sono state riscontrate anche nella sezione femminile e, in particolare, nel reparto a trattamento avanzato, nel quale sono ospitate 24 detenute inserite in percorsi trattamentali e in progettualità orientate al graduale reinserimento sociale.

Tra queste, 10 risultano ammesse al lavoro all’esterno ai sensi dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario; cinque detenute lavorano negli uffici dell’istituto, circostanza che rappresenta un’importante novità, mentre complessivamente 14 svolgono attività lavorativa all’esterno del carcere.

Nonostante la particolare rilevanza dei percorsi intrapresi, la stanza destinata alla socialità del reparto è priva di climatizzazione.

Il sovraffollamento ha inoltre determinato l’utilizzo di locali originariamente destinati a permanenze brevi: nella cosiddetta “camera di sicurezza” sono stati collocati fino a sette letti e vengono ospitate anche detenute comuni.

Rilevante resta, infine, la carenza di personale di Polizia penitenziaria. A fronte di una dotazione teorica di 1.061 unità nei ruoli degli ispettori, sovrintendenti, agenti e assistenti, risultano effettivamente presenti 863 unità, con una carenza di 198 persone.

«Un carcere con quasi 1.500 detenuti non può funzionare adeguatamente senza un numero sufficiente di agenti, educatori, sanitari, psicologi e psichiatri. Le carenze di personale incidono sulla sicurezza, sulle attività trattamentali e sulla qualità della vita sia delle persone detenute sia di chi lavora nell’istituto», ha concluso Ciambriello.

 


 

Nuova legge sui detenuti tossicodipendenti, il Garante Campano Ciambriello: "Riforma positiva, ma senza fondi e personale la legge resta sulla carta"

«Inutile annunciare 10.000 beneficiari se i fondi coprono solo 800 posti. Servono subito psicologi, SerD e risorse reali. Riconoscere la tossicodipendenza come una malattia e non come un vizio è una svolta positiva e un atto di civiltà. Ma una legge non cammina con le buone intenzioni: senza risorse, personale sanitario e un potenziamento dei servizi, questa riforma rischia di rimanere del tutto inapplicata».
È il commento di Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà personale e Portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali, dopo l’approvazione definitiva della legge sulla detenzione domiciliare terapeutica.64.773 i detenuti presenti oggi in Italia, 20.000tossicodipendenti, rappresentando circa un terzo (circa il 32-34%) della popolazione detenuta. In Campania, i detenuti tossicodipendenti ammontano invece a 2.125, pari al 26,41% delle presenze totali (8.046 detenuti). Da sempre insieme alla Conferenza nazionale dei detenuti abbiamo posto l'attenzione sulla necessità di misure alternative per questa tipologia di detenuti. 
«Riconoscere la malattia non cancella la responsabilità penale, ma curare chi soffre di dipendenza è l’unico vero modo per abbattere la recidiva e garantire la sicurezza della collettività».La cura deve iniziare dentro: «La riabilitazione non può partire all'improvviso una volta fuori. Servono subito più psicologi, psichiatri e operatori dei SerD all'interno delle carceri, altrimenti i detenuti non riusciranno nemmeno a costruire i progetti terapeutici per accedere alle comunità. Il Governo parla di 10.000 potenziali beneficiari, ma i 19,4 milioni di euro stanziati coprono appena 800 percorsi. Si rischia di creare enormi quanto illusorie aspettative. Inoltre, la misura non basterà a risolvere l'emergenza del sovraffollamento».C’è la necessità di potenziare gli Uffici dell’UEPE, che già hanno 4.400 persone in affidamento terapeutico, e rafforzare la collaborazione tra servizi territoriali, magistratura e comunità per far funzionare in modo omogeneo in tutto il territorio nazionale la rete dei servizi.L'applicazione reale rischia di bloccarsi per le gravi carenze di organico tra i funzionari giuridici pedagogici, personale dei servizi sanitari nei penitenziari e nei Tribunali di Sorveglianza.
«Non facciamo il tifo contro la legge, anzi: proprio perché è giusta chiediamo che sia messa in condizione di funzionare» conclude Ciambriello, che fa un appello al governo. 
«Chiediamo al Governo risorse concrete per Regioni e ASL, organici stabili negli istituti e sostegno alle comunità d'accoglienza, evitandone la trasformazione in carceri decentrate. Solo con cure e reinserimento lavorativo si cambia davvero la vita delle persone. Il vero gesto di clemenza sarebbe quello di un provvedimento deflattivo nei confronti degli 8000detenuti che devono scontare meno di un anno di carcere»

 


 

Il garante campano in visita al carcere minorile di Airola( Benevento)
Ciambriello:" Il nuovo provvedimento del governo sui minori criminalizza gli adolescenti e non affronta le cause del disagio giovanile"

Una delegazione di dirigenti campani del Partito ORA, si è recata oggi in visita presso l'Istituto Penitenziario Minorile di Airola accompagnati dal garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Samuele Ciambriello.
Oggi risultano presenti ad Airola 18 ospiti diversamente liberi e 2 giovani adulti in articolo 21.
La delegazione è stata accolta e accompagnata durante la visita dal Comandante Antonio Sgambato.
Durante la visita sono state ispezionate le sezioni presenti , la delegazione ha potuto osservare da vicino le diverse attività svolte dai ragazzi. Tra queste, un'attività finalizzata alla scrittura e composizione di brani musicali alla presenza di un rapper, durante la quale è stato anche ascoltato un brano scritto e cantato da uno dei giovani detenuti.
Successivamente, la delegazione ha condiviso il pranzo insieme ai ragazzi, ai quali sono stati donati dolci della tradizione napoletana i celebri "fiocchi di neve".
All'uscita il Garante campano ha espresso alcune osservazioni sull'attuale situazione della struttura: "L'istituto si trova attualmente in una fase di ristrutturazione che costringe a mantenere i ragazzi in spazi parzialmente ridotti. Va tuttavia riconosciuto che, nonostante le aree agibili siano momentaneamente limitate, tali spazi sono ben finalizzati allo studio, alla socialità, alla scuola, alle attività integrative e al gioco sul campetto di calcio."
Il Garante ha inteso stigmatizzare due criticità fondamentali: "Carenza di personale educativo e specialistico: Per i 20 ragazzi presenti sono attualmente in servizio soltanto 4 funzionari giuridico-pedagogici (educatori)e una sola psicologa dell'ASL. Si rileva con preoccupazione come il Centro di Giustizia Minorile non invii più gli esperti ex articolo 80 (psicologi e pedagogisti), figure fino a un anno fa presenti ed essenziali per l'osservazione e il trattamento dei ragazzi, specie in una realtà dove il supporto educativo e specialistico è fondamentale."

Il Garante ha commentato duramente il disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri che modifica l'articolo 98 del codice penale, introducendo la presunzione di imputabilità per gli ultraquattordicenni ed eliminando la necessità per i magistrati di accertarne la capacità di intendere e di volere caso per caso.


In merito alle modifiche normative in discussione, Ciambriello ha espresso una dura presa di posizione: "La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti. Considerare di regola imputabile un minore ultraquattordicenne rischia di trasmettere un messaggio rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti. Presumere che il minorenne sia automaticamente consapevole come un ventenne o un trentenne significa confondere la legittima esigenza di responsabilità con una semplificazione che rischia di produrre più carcere e meno sicurezza. Ed è, secondo me, incostituzionale."

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**SANTA MARIA CAPUA VETERE, CIAMBRIELLO: «UNA VIOLAZIONE SENZA PRECEDENTI DELLO STATO DI DIRITTO. NECESSARIO FARE MEMORIA -LA COSTITUZIONE VALE ANCHE DENTRO LE CARCERI»**

Il Garante campano delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, prende atto delle richieste formulate dal pubblico ministero nell’ambito della requisitoria del processo sui gravissimi fatti avvenuti il 6 aprile 2020 nella Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

«La requisitoria restituisce la gravità di fatti che il Garante regionale e il magistrato di sorveglianza segnalarono immediatamente, quando ancora non erano disponibili le immagini registrate dalle telecamere interne. Immagini che si tentò malamente di sottrarre all’acquisizione degli inquirenti, sostenendo inizialmente che il sistema di videosorveglianza non fosse funzionante. Furono le testimonianze dei detenuti, le telefonate con i familiari, i segni visibili sui loro corpi e le prime verifiche istituzionali a imporre che su quanto accaduto venisse fatta piena luce».

 

«Spetta ora al Collegio giudicante valutare le singole posizioni degli imputati e accertare, nel pieno rispetto delle garanzie processuali e della presunzione di non colpevolezza, le eventuali responsabilità personali. Il Garante non entra nel merito delle singole imputazioni né delle richieste di pena. Esiste, tuttavia, un dato che il dibattimento processuale ha ormai consegnato alla coscienza pubblica: a Santa Maria Capua Vetere si è consumata una violazione senza precedenti dello Stato di diritto».

Così il Garante campano delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello.

Entra nel merito della difesa a priori della Polizia penitenziaria e di chi in nome della sicurezza e dell’emergenza mette in campo trattamenti contrari al senso di umanità.  Così Ciambriello:

«Lo Stato di diritto viene meno quando una persona affidata alla custodia delle istituzioni è sottoposta a violenze, umiliazioni o trattamenti degradanti; quando la forza pubblica non protegge ma punisce; quando si cerca di occultare ciò che è accaduto; quando prevalgono il silenzio, la reticenza e lo spirito di corpo. Non si difende il prestigio della Polizia penitenziaria negando o minimizzando gli abusi. Lo si difende isolando le condotte illegali e tutelando la grande maggioranza degli agenti che svolge quotidianamente il proprio lavoro con professionalità, equilibrio e rispetto della persona».

 

«La Costituzione non si arresta davanti al cancello di un carcere. L’articolo 13 vieta ogni violenza fisica e morale sulle persone sottoposte a restrizioni della libertà; l’articolo 27 stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Sono principi inderogabili, non concessioni subordinate all’emergenza, al comportamento della persona detenuta o alle difficoltà organizzative degli istituti. Il divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti non conosce eccezioni».

 

Ciambriello, non manca di ricordare l'atteggiamento a dir poco "distonico", tutt'altro che collaborativo per la ricerca della verità, da parte di rappresentanti delle istituzioni dell'epoca che nel Giugno del 2020 si recarono davanti ai cancelli del carcere di Santa Maria Capua a Vetere per contestare l’arrivo degli avvisi di garanzia per i primi 57 agenti:

«Senza alcuna volontà polemica, ma per dovere di memoria storica in questo paese in cui tutti sembrano aver perso memoria, voglio ricordare anche le prese di posizione di quegli esponenti politici (Dal Mastro, Meloni, Salvini), all’epoca, espressero una solidarietà cieca e preventiva, prima ancora di conoscere i fatti e arrivando, in alcuni casi, a delegittimare chi aveva denunciato i fatti.  Le immagini successivamente emerse durante il processo hanno smentito in modo drammatico quelle ricostruzioni».

«La memoria- ha concluso Ciambriello che è il portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali - è necessaria non per alimentare contrapposizioni, ma per impedire che simili fatti possano ripetersi. Da questa vicenda devono derivare verità, giustizia e un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le istituzioni. La sicurezza negli istituti penitenziari e la tutela dei diritti delle persone detenute non sono valori contrapposti: entrambe dipendono dal rispetto rigoroso della legge e della dignità umana».

 

 


 

Carceri, la Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali: "Non c'è più tempo. Servono decisioni immediate per fermare la strage di vite e di diritti"

Il portavoce della Conferenza Nazionale Ciambriello: “Tre giornate di mobilitazione, riflessione e denuncia pubblica promosse dalla Conferenza dei garante dei detenuti.”

La Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale lancia un appello forte e urgente alle istituzioni affinché venga affrontata senza ulteriori rinvii la drammatica emergenza che attraversa il sistema penitenziario italiano. 

A confermare la gravità della situazione sono anche i ripetuti richiami del Presidente della Repubblica, le pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo e, da ultimo, il provvedimento con cui il Tribunale di Firenze ha disposto il sequestro di sette sezioni della casa circondariale di Sollicciano, certificando condizioni incompatibili con i requisiti minimi di vivibilità. 

Nelle giornate del 13, 14 e 15 luglio la Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali promuoverà iniziative di mobilitazione, riflessione e sensibilizzazione nei territori,davanti e all'interno degli istituti penitenziari, coinvolgimento di operatori del Terzo settore, operatori culturali, per richiamare la Politica e la società civile alle proprie responsabilità sull'emergenza carceraria.

Così il portavoce della Conferenza Nazionale dei Garanti Territoriali, Samuele Ciambriello, nonché Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale: 

“La Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali chiede un gesto di clemenza, un provvedimento deflattivo immediato, serio, selettivo e costituzionalmente orientato. Non è buonismo, è responsabilità. Un sistema saturo non rieduca, non cura, non reinserisce e non produce sicurezza. 

Chiediamo l’introduzione di una liberazione anticipata speciale, portando da 45 a 75 giorni per ogni semestre la detrazione di pena per chi partecipa positivamente al percorso trattamentale. Non un “liberi tutti”, ma uno strumento collegato alla condotta, alla responsabilizzazione e alla partecipazione all’opera rieducativa. 

Chiediamo, inoltre, un intervento immediato per i detenuti con residua pena non superiore a un anno, non condannati per reati ostativi e senza concrete esigenze di sicurezza tali da imporre la permanenza in carcere. Si tratta di circa 8/9 mila persone che potrebbero essere accompagnate verso misure alternative, detenzione domiciliare, lavoro, cura, comunità e reinserimento.

La dignità delle persone detenute e quella di chi lavora negli istituti penitenziari appartengono alla stessa battaglia di civiltà. Un carcere incapace di rieducare, curare e reinserire non produce maggiore sicurezza, ma alimenta marginalità e recidiva. Difendere la legalità significa anche garantire che la pena sia conforme ai principi della Costituzione.

Non c'è più tempo. Il carcere torni al centro dell'agenda politica del Paese. Le istituzioni hanno il dovere di intervenire ora, per tutelare la dignità delle persone, la sicurezza collettiva e i principi costituzionali su cui si fonda la Repubblica" così conclude il Portavoce della Conferenza nazionale dei garanti dei detenuti, nonché garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania, Samuele Ciambriello.

 


 

Visita a Nisida del Garante campano delle persone private della libertà personale.

Ciambriello: “Non possiamo pensare di affrontare il disagio dei minori abbassando l’età imputabile”

 

Oggi Samuele Ciambriello, Garante Campano delle Persone Private della Libertà, unitamente agli avvocati Elena Cimmino e Alessandro Gargiulo – in rappresentanza dell’OsservatorioRegionale sulla Vita Detentiva – si è recato in visita all’IPM di Nisida.

Nell’Istituto alla data odierna risultano presenti 67 detenuti, di cui 10 non italiani, 44 minorenni e 3 in regime di art. 21.

Anche a Nisida la Sanità e soprattutto la psichiatria fanno sentire la loro assenza assistenziale. È assurdo, infatti, che, pur essendo presenti 3 detenuti c.d. “psichiatrici”, lo specialista presti servizio una sola volta al mese per circa 3 ore; in ogni caso non è stato possibile raccogliere dati e informazioni precise – anche in ordine alle specifiche patologie ed alle somministrazioni farmacologiche – e, sul punto, è stato suggerito di rivolgersi alle autorità sanitarie competenti.

Medesimo discorso per gli psicologi in servizio, solo 3 per circa 14 ore settimanali.

Di fatto il trattamento del disagio psichiatrico è quasi del tutto assente, così come il trattamento delle dipendenze — droghe, ludopatie e altre fragilità — non a caso il SERT da alcuni anni non è presente a Nisida. A ciò deve aggiungersi che le Comunità esterne di trattamento psichiatrico non gradiscono assumere “pazienti” minorenni.

Gli educatori, invece, sono 20, oltre ad una mediatrice culturale che parla la lingua araba.

All’esito della visita resta un forte disappunto per il Garante e i membri dell’Osservatorio regionale: anche nella giustizia minorile si avverte il rischio di una progressiva omologazione al carcere degli adulti. La politica, anziché interrogarsi sulle cause del disagio, della devianza minorile, delle dipendenze e della sofferenza psichica, sembra orientarsi sempre più verso risposte securitarie e detentive.

“Non possiamo pensare — dichiara il Garante campano Samuele Ciambriello — che il disagio dei ragazzi si affronti abbassando l’età imputabile o rendendo il carcere minorile sempre più simile a quello degli adulti. A Nisida abbiamo incontrato ragazzi che chiedono addirittura di essere trasferiti in un penitenziario per maggiorenni: questo deve farci riflettere, deve interrogare le istituzioni, la politica, la scuola, la sanità, le famiglie. Se un ragazzo arriva a preferire il carcere degli adulti, significa che qualcosa nel sistema minorile non sta funzionando”.

In tale rappresentazione della realtà si inserisce anche la proposta, avanzata in passato e riproposta di recente da alcune forze politiche, di abbassare a 13 anni l’imputabilità penale.

“Abbassare l’età imputabile — prosegue Ciambriello — non significa fare giustizia, significa arrendersi. Significa rinunciare alla funzione educativa della pena, alla presa in carico, alla cura, alla possibilità di recupero. I ragazzi non vanno consegnati prima al carcere: vanno intercettati prima dalla scuola, dai servizi sociali, dalla sanità territoriale, dalle comunità educative. La giustizia minorile deve restare diversa da quella degli adulti, perché diversa è la persona che ha davanti: un minore è ancora una vita in formazione, non una vita da archiviare”.

 

 

 


Dieci anni dal Progetto IV Piano: a Poggioreale un modello innovativo per il trattamento delle dipendenze in carcere e l’accesso alle misure alternative. Il Garante campano Samuele Ciambriello: “L’intervento di cura per i detenuti tossicodipendenti non sarebbe completo senza l’integrazione tra pubblico e privato”.

 

Si è svolta, presso la Casa Circondariale "G. Salvia" di Poggioreale, la giornata celebrativa dedicata ai dieci anni del Progetto IV Piano, promossa dalla Direzione dell'Istituto in collaborazione con il Dipartimento Dipendenze della ASL Napoli 1 Centro e con la Cooperativa Sociale E.R.A.. Sono intervenuti Aldo Policastro, Procuratore Generale, Don Tonino Palmese, Garante dei detenuti del Comune di Napoli, Marinella Scala, direttrice del Progetto IV Piano, Mariarosaria Covelli, presidente della Corte d'Appello di Napoli, Sara Montegrosso, responsabile del SerD Area Penale della ASL Napoli 1 Centro, Patrizia Mirra, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, la direttrice della Casa Circondariale di Poggioreale, Giulia Russo, e il Garante Campano dei detenuti Samuele Ciambriello. Alla manifestazione hanno preso parte anche circa un centinaio di educatori e volontari dalle comunità terapeutiche per persone con dipendenze, che hanno condiviso la giornata con i detenuti, in un significativo momento di incontro tra carcere e società civile.

Il Garante Campano dei detenuti Samuele Ciambriello nel suo intervento ha proposto questa riflessione: "Che fare al di fuori del carcere? La risposta è chiara: per le persone con dipendenza patologica il carcere, da solo, non rappresenta una soluzione. È necessario investire in percorsi terapeutici e riabilitativi, rafforzando il sistema dei SerD, sia all'interno degli istituti penitenziari sia sul territorio, rafforzando e ampliando le possibilità delle comunità terapeutiche già presenti. La presenza dei tossicodipendenti all’interno del carcere è una vera e propria emergenza sociale, che richiede risposte integrate tra sanità, giustizia, servizi sociali e terzo settore. Ritengo sia indispensabile potenziare gli organici dei SerD, incrementando il numero di medici, psicologi, educatori e operatori specializzati, affinché possano rispondere in modo efficace ai bisogni di cura e di reinserimento delle persone detenute. A dieci anni dalla sua nascita, il Progetto IV Piano si conferma un'esperienza innovativa a livello nazionale, che accompagna i detenuti tossicodipendenti nel loro percorso di reinserimento sociale. Uno spazio di cura è uno spazio di attività, vicinanza e relazioni, dove il lavoro clinico ha terreno fertile per raccogliere i suoi frutti. Mi auguro che questa integrazione avvenga anche per i malati mentali, il cui percorso rimane incompleto senza spazi di cura e interventi adeguati”.

I dati confermano la rilevanza del fenomeno: nel 2025 i detenuti con problematiche di dipendenza in Campania sono stati 2125. Di questi, 1453 sono transitati presso la Casa Circondariale di Poggioreale, mentre nella Casa di Reclusione di Secondigliano il numero è stato di 561 persone. Numeri che evidenziano la necessità di rafforzare gli interventi terapeutici e di ampliare le opportunità di accesso alle misure alternative previste dall'ordinamento.

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