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LA DIGNITÀ E L'UMANITÀ IN CARCERE
Di questi temi se n'è discusso oggi all'udienza pubblica presso la Corte Costituzionale.

 


Il Portavoce della Conferenza la Conferenza dei Garanti territoriali, il Prof. Samuele Ciambriello, insieme alle Garanti di Brescia e di Parma, la Prof.ssa Arianna Carminati e la Prof.ssa Veronica Valenti, hanno assistito all’udienza innanzi alla Corte costituzionale, fissata nell’ambito del giudizio di legittimità costituzionale relativo agli articoli 147 c.p. e 47- ter comma 1-ter o. p. nella parte in cui non prevedono l'ipotesi di rinvio facoltativo dell'esecuzione, eventualmente consentendo la possibilità di disporre l’applicazione della detenzione domiciliare, in caso di pena eseguita in condizioni contrarie al senso di umanità, per contrasto con gli artt. 2, 25, 27, comma 3, 117, comma 1 quest'ultimo con specifico riferimento all'art. 3 CEDU.
Per la prima volta, infatti, la Conferenza dei Garanti territoriali è stata ammessa come Amicus curie nell’ambito di tale giudizio.

La questione è stata sollevata dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze, nel corso di un giudizio relativo alle condizioni di detenzione inumane nel carcere di Sollicciano. Come noto, in attesa dell'Intervento della Corte costituzionale, il Tribunale di Firenze ha disposto il sequestro preventivo di 7 sezioni di tale Istituto e il trasferimento di 200 persone in altri Istituti penitenziari italiani. Cosa che non era mai accaduta prima.
La questione di legittimità sollevata, afferma il Portavoce Ciambriello, garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania, “ è di estrema importanza per la tutela della dignità di tutte le persone ristrette, non solo nel carcere di Sollicciano, ma in tutta Italia, perché, se accolta dalla Corte costituzionale - come la Conferenza dei Garanti territoriali auspica – finalmente, in Italia il giudice avrà a disposizione un rimedio, il differimento dell’esecuzione e l’eventuale detenzione domiciliare, per chi si trova costretto a scontare la propria pena in condizioni inumane e non dignitose, a fronte della perdurante inerzia dell’amministrazione penitenziaria e dell’ormai accertato fallimento della visione carcero-centrica del sistema italiano di esecuzione delle pene”.
“Siamo davvero onorati e fieri di essere stati ammessi come Amicus curie”, aggiunge il Portavoce, “anche perché il parere della Conferenza è stato scritto a più mani, con la partecipazione attiva di Garanti locali, di Docenti e studenti e studentesse universitari, neolaureate e neolaureati in Giurisprudenza dell’Università di Parma e di Brescia. Per questo motivo, riteniamo che essere qui sia un nostro dovere, specie da un punto di vista etico: questo parere ha contribuito a far conoscere alla società civile, e in particolare alle giovani generazioni, una realtà dolorosa, ancora troppo spesso ignorata o che troppo facilmente viene stigmatizzata con giudizi radicali e violenti. L’auspicio è che proprio i più giovani, con le loro idee e le loro energie, possano contribuire a rendere effettiva la tutela della dignità di ciascun essere umano, ovunque si trovi”.

 

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GIUSTIZIA MINORILE IN CAMPANIA: OLTRE 2.400 MINORI, AFFIDATI AI SERVIZI SOCIALI, NELLE COMUNITÀ, E PICCO DI ACCESSI A NISIDA E AIROLA.
IL GARANTE CIAMBRIELLO: «RICOSTRUIRE I PERCORSI EDUCATIVI, NON CEDERE ALLA LOGICA DEL SOLO CONTENIMENTO»

 

La fotografia aggiornata al 31 agosto 2026 sui minorenni e giovani adulti inseriti nel circuito della giustizia penale traccia per la Campania un quadro di forte sollecitazione operativa e complessa gestione educativa e trattamentale. I dati ufficiali del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità evidenziano il ruolo centrale svolto dal territorio campano nel panorama nazionale della giustizia minorile:
a Napoli sono 1.734 i minori e giovani adulti presi in carico (di cui 586 per la prima volta nel 2026). A Salerno si registrano 370 presi in carico (97 nel 2026). Il totale regionale sfiora così le 2.104 persone seguite dai servizi di area penale esterna.
Nelle comunità private operanti sul territorio campano sono presenti 241 ragazzi alla data del 31 agosto 2026 (con una presenza media giornaliera di 233,5 presenze). il Centro per la Giustizia Minorile (CGM) di Napoli registra 172 collocamenti in comunità nel corso dell'anno.
Nei 20 istituti penali per minorenni in Italia al 31 agosto 2026 erano presenti 572 giovani ristretti, 48 hanno tra i 14-15 anni.
L'IPM di Nisida ospita 67 presenti (su una presenza media giornaliera di 71,1 e 93 ingressi complessivi stabili nell'anno), confermandosi tra le strutture più sollecitate del Paese. L'IPM di Airola registra 21 presenti(con 16 ingressi complessivi nel periodo).
Il CPA di Napoli ha registrato 70 ingressi stabili nell'anno. I Centri Diurni Polifunzionali (CDP) dell'area penale accolgono 25 ragazzi a Nisida, 29 a Santa Maria Capua Vetere e 11 a Salerno. «I numeri dell'area penale minorile e dei giovani adulti in Campania impongono una profonda riflessione istituzionale e sociale, sono 7 i ragazzi tra i 14-15 anni detenuti a Nisida, guardando i dati nazionali sono 17 i minorenni condannati per omicidio volontario e 58 per omicidio tentato ristretti negli IPM»,dichiara il Garante dei diritti dei detenuti della Regione Campania Samuele Ciambriello.
«Dall'analisi delle prese in carico e dei collocamenti emerge con chiarezza che, a fronte di una prevalenza di reati contro il patrimonio e la persona, la risposta non può essere ridotta a una logica meramente sanzionatoria o di custodia. Le strutture penitenziarie e le comunità del nostro territorio svolgono un lavoro fondamentale, ma necessitano di un potenziamento costante delle risorse e delle reti di supporto educativo, psicologico e d'inserimento lavorativo.
Garantire ai giovani dell'area penale percorsi di recupero effettivi e reali significa fare prevenzione primaria per la sicurezza dell'intera comunità campana. Insieme alle Istituzioni regionali e locali, al Terzo Settore e al mondo della scuola e del lavoro, dobbiamo rafforzare l'area penale esterna e il sistema delle comunità educative»,
conclude il Garante.

 

 


 

SALUTE E GRAVIDANZA IN CARCERE. PROBLEMATICHE DELL'ICAM DI LAURO.


CIAMBRIELLO: "SERVE UN'ASSISTENZA ADEGUATA ALLA PARTICOLARE CONDIZIONE DELLE DETENUTE"


La vicenda sanitaria di una detenuta in gravidanza, ospitata presso l’ICAM (Istituto a Custodia Attenuata per detenute Madri) di Lauro, porta all’attenzione del Garante regionale delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, alcune rilevanti problematiche della struttura relative all’assistenza sanitaria, alla gestione delle emergenze e al sostegno integrato garantito alle donne in condizioni di particolare fragilità.

Si tratta della sig.ra Layme, giunta presso l’ICAM di Lauro il 27 luglio 2026 dal Polo Penitenziario di Rebibbia, in stato di gravidanza iniziale. A partire dal 9agosto 2026 presenta ripetute perdite ematiche, che determinano tre accessi d’urgenza al Pronto Soccorso dell’AORN Moscati di Avellino (rispettivamente il 9, il 14 e il 19 agosto), con prescrizione di terapia a base di progesterone, riposo e successivi adeguamenti farmacologici.

Considerata la reiterazione degli episodi e la difficoltà di garantire presso l’ICAM il necessario livello di assistenza continuativa, il 20 agosto 2026 viene trasmessa una relazione al Magistrato per valutare una diversa collocazione. Il 24 agosto 2026 il Magistrato propone ed autorizza il ricovero ospedaliero.

La detenuta viene quindi accompagnata nuovamente presso l’AORN Moscati, dove viene ricoverata e trascorre la notte in regime di degenza. All’indomani, a seguito degli accertamenti ecografici che evidenziano l'assenza di attività cardiaca fetale, la donna viene sottoposta a un intervento di revisione cavitaria strumentale. Successivamente, la sig.ra Layme viene trasferita presso la Casa Circondariale di Bellizzi.

«Questa vicenda – osserva il Garante regionale Samuele Ciambriello – impone una riflessione profonda sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria all’interno dell’ICAM. Di fronte a una gravidanza a rischio, caratterizzata da ripetute perdite ematiche e dalla prescrizione di riposo, è opportuno chiedersi se fosse possibile prevedere una valutazione ginecologica direttamente presso la struttura, ove clinicamente possibile, evitando ripetuti trasferimenti ospedalieri e il conseguente stress psicofisico per la detenuta. Non si tratta di attribuire responsabilità, ma di comprendere se il percorso assistenziale adottato fosse quello più adeguato alle condizioni della persona».

Il Garante sottolinea l'urgenza di verificare il programma e la periodicità delle visite ginecologiche e pediatriche ordinarie (e dei bilanci di salute) presso l’ICAM di Lauro, evidenziando come l'istituto penitenziario debba essere costantemente supportato e affiancato dalle competenze e dai presidi dell'ASL locale per poter operare al meglio e consentire al personale di svolgere efficacemente il proprio lavoro.

Particolare attenzione, rileva Ciambriello, deve essere riservata anche alla fase successiva alla perdita della gravidanza:

«Un evento di questa portata non riguarda soltanto la salute fisica, ma richiede attenzione sul piano psicologico e un adeguato sostegno nell’elaborazione del lutto. Anche sotto questo profilo, sarebbe stato opportuno interrogarsi sulla possibilità di una collocazione temporaneamente più adeguata alle condizioni fisiche ed emotive della detenuta, anziché procedere all'immediato trasferimento presso la Casa Circondariale di Bellizzi».
In Italia sono 33 le madri detenute insieme a 37 figli al seguito. 

La questione assume ulteriore rilievo considerando che attualmente presso l’ICAM di Lauro sono presenti 15 donne, tra cui un'altra donna in stato di gravidanza, 15 figli al seguito. La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di criticità legate alla gestione della maternità in ambito penitenziario. Si richiama, a questo proposito, anche il caso di un'altra detenuta dell'ICAM di Lauro che lo scorso 7 agosto ha partorito presso l'Ospedale Moscati di Avellino, facendo rientro in struttura dopo soli cinque giorni insieme alla figlia neonata.
Il Garante riapre quindi il dibattito istituzionale ponendo due interrogativi di fondo:

“Perché non favorire l'esecuzione della pena in misura alternativa al carcere (come la detenzione domiciliare o l'accoglienza in comunità alloggio) per le detenute madri con figli e per le donne in stato di gravidanza, indipendentemente dal reato commesso?
La tutela dei primi anni di vita: È ammissibile che il primo orizzonte di vita di un bambino sia rappresentato dalle sbarre di un carcere, anziché da un contesto comunitario e familiare idoneo?

Un ICAM deve essere una struttura capace di garantire non soltanto la custodia, ma percorsi di tutela della salute realmente adeguati alla condizione delle donne e dei bambini che vi vivono. La gravidanza, la maternità e la perdita di un figlio richiedono una presa in carico globale che tenga insieme salute fisica, assistenza specialistica integrata con l'ASL e un costante sostegno psicologico», conclude il Garante Ciambriello.

 

 


 
Carceri, ancora un suicidio in Campania, stanotte nel carcere di Benevento.
Ciambriello: «Salvatore aveva solo 37 anni. È il quinto suicidio in Campania, 45 in Italia. Uno Stato civile non può assistere in silenzio a questa ecatombe»
 
Benevento,7 settembre- «Questa notte, nella Casa Circondariale di Benevento, si è consumata l’ennesima tragedia. Salvatore, un giovane di soli 37 anni, padre di una bambina, si è tolto la vita in cella. Non ci sono parole per esprimere il dolore e l'indignazione di fronte all'ennesima morte annunciata. Quando un ragazzo di 37 anni decide di farla finita mentre si trova sotto la custodia e la responsabilità dello Stato, abbiamo fallito tutti». A denunciarlo con forza è Samuele Ciambriello, Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misura restrittiva della libertà personale della Campania.
Con questo ennesimo suicidio salgono a 5 i suicidi registrati negli istituti di pena della Campania, inserendosi in un bilancio nazionale sempre più drammatico che conta già 45 persone che si sono tolte la vita in carcere dall'inizio dell'anno, come confermano i dati di monitoraggio del dossier Morire di carcere promosso da Ristretti Orizzonti. Oltre 94 decessi complessivi considerando sia i suicidi sia le morti per malattia, cause naturali o ancora in fase di accertamento.
«Il carcere di Benevento, così come le altre strutture della nostra regione, soffre per il sovraffollamento, la carenza organica di personale sociosanitario, la carenza di educatori e di presidi psicologici e psichiatrici continuativi. Dietro i numeri ci sono volti, storie e fragilità che vengono puntualmente schiacciate da un sistema che ha perso ogni funzione rieducativa e di risocializzazione, trasformando la pena in disperazione cieca», prosegue Ciambriello.
«Il diritto alla salute e alla vita deve essere garantito a tutti, anche a chi ha sbagliato. L'articolo 27 della nostra Costituzione non può continuare a essere calpestato ogni giorno. Torno a chiedere con urgenza al Ministero della Giustizia e all'Amministrazione Penitenziaria interventi concreti e immediati: servono misure alternative alla detenzione per le pene brevi, un potenziamento straordinario della sanità penitenziaria e figure professionali in grado di intercettare il disagio prima che si trasformi in tragedia. Non si può e non si deve morire di carcere», conclude il Garante.
 

 
 
CARCERI, L'ALLARME SUI DATI DI SETTEMBRE: INDICE REALE AL 142,3%.
IL GARANTE CIAMBRIELLO: «CAPIENZA UFFICIALE È UN’ILLUSIONE, SERVONO MISURE URGENTI»
«I numeri ufficiali pubblicati dal Ministero della Giustizia ed elaborati sul sovraffollamento reale al 3 settembre 2026 non lasciano spazio a interpretazioni: il sistema penitenziario italiano è oltre il punto di rottura. Con un indice d’affollamento effettivo del 142,3% su scala nazionale e picchi drammatici sul nostro territorio, la detenzione ha perso ogni aderenza al dettato costituzionale».
A dichiararlo è Samuele Ciambriello, Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale della Campania e Portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti, commentando l'ultimo monitoraggio che attesta la presenza di 65.729 detenuti a fronte di soli 46.206 posti realmente disponibili.
«Si continua a valutare il sistema su una capienza teorica di oltre 51mila posti» sottolinea Ciambriello «ma la realtà misura 5.006 posti inagibili, tra sezioni chiuse e celle fuori uso. La differenza tra carta e realtà si traduce in 19.523 persone in eccedenza stipate in spazi invivibili. Parlare di rieducazione in queste condizioni è un’ipocrisia di Stato: siamo di fronte a una pena che trasfigura in castigo umano degradante».
Il quadro della regione Campania si conferma tra i più complessi dell'intera penisola: 8064 detenuti, 430 donne, 952 detenuti stranieri. Di questi 6044 hanno una condanna definitiva, 1287 in attesa di primo giudizio. 
La Casa Circondariale di Napoli Poggioreale supera la soglia critica del 170% di sovraffollamento reale con 2302 detenuti presenti.
Criticità estreme e strutturali si registrano negli istituti di Santa Maria Capua Vetere dove sono presenti 1044 detenuti su una capienza reale di 665 posti, Salerno 582 ristretti su 369 posti disponibili e Benevento dove sono ristretti 364 detenuti su una capienza reale di 232 posti dove la saturazione degli spazi supera il 152% di indice di sovraffollamento, tutto questo si somma alla grave e cronica carenza organica della Polizia Penitenziaria e del personale sanitario.
Le richieste alle istituzioni
«Servono interventi immediati e coraggiosi»
conclude il Garante Ciambriello. «Non occorrono nuove carceri, ma 'carceri nuove' e misure deflattive sul flusso d'ingresso: dall'ampliamento della liberazione anticipata all'incremento delle misure alternative alla detenzione, fino all'approvazione di provvedimenti di clemenza. Non si può continuare a gestire un'emergenza strutturale con il silenzio delle istituzioni».
 
 

 

Continua Tour D'agosto nelle carceri del Garante Campano dei Detenuti. Oggi a Vallo della Lucania.

Ciambriello: "alla persona che sbaglia deve essere tolto il diritto alla libertà ma non alla dignità."

14 agosto, Vallo della Lucania- Continua senza sosta il viaggio del Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, all'interno degli istituti penitenziari della regione in questo mese di agosto. Dopo le tappe al carcere di Salerno, Poggioreale e all'ICATT di Eboli, oggi, alla vigilia di Ferragosto , il Garante si è recato nella Casa Circondariale "Alfredo Paragano" di Vallo della Lucania.

​Ad accoglierlo, la direttrice Caterina Tancredi e il comandante Giuseppe Sessa,con i quali si è confrontato sulla complessa realtà di un istituto a vocazione specifica, destinato ad accogliere unicamente uomini classificati come sex offenders.

Attualmente la struttura registra la presenza di 63 detenuti a fronte di 40 posti regolamentari. Ma il dato numerico del sovraffollamento si scontra con un'altra gravissima carenza strutturale e di organico: manca purtroppo da troppo tempo una figura chiave come l'educatore.

«In un istituto come questo, che per la delicatezza e la specificità dei reati commessi necessita imprescindibilmente di un percorso trattamentale mirato, l'assenza di un educatore non è più tollerabile. Chiedo con forza al PRAP di intervenire tempestivamente inviando questa figura professionale, prevista dalla pianta organica ma cronicamente assente», ha dichiarato Ciambriello.

​Dal punto di vista logistico, il carcere di Vallo della Lucania si presenta come una realtà piccola e complessa. Le celle ospitano dai 4 ai 8 detenuti e sono dotate di frigorifero, tavoli, sedie e doccia nella cella, pur mantenendo finestre a doppia blindatura. Particolarmente critica la situazione degli spazi comuni: la stanza adibita alla socialità è angusta, addirittura più piccola delle stesse celle.

​Eppure, tra queste mura strette e chiuse, si respira un'aria differente.

Ciambriello ha voluto sottolineare il paradosso virtuoso della struttura:

"Ci troviamo di fronte a una struttura che punta con determinazione sulla risocializzazione. Pur avendo spazi ridotti e complessi, in questi luoghi si articola un modello organizzativo quasi di tipo familiare, dove la vicinanza umana fa la differenza. 

E in tal senso avendoli ascoltati tutti i detenuti nelle celle e in uno spazio singolo solo per loro, sono quasi tutti definitivi eccetto 8 di loro, hanno chiesto i detenuti la presenza del magistrato di sorveglianza in presenza o un colloquio modalità streaming.

Mi auguro che ci sia la presenza di associazioni di volontariato o di cooperative sociali che manifestino interesse a progetti di inclusione sociale.

Alla persona che sbaglia deve essere tolto il diritto alla libertà ma non alla dignità, che non è negoziabile, anche per detenuti classificati come sex offenders."

Un segnale concreto di reinserimento arriva dalle attività lavorative interne: attualmente due detenuti lavorano nel laboratorio di ostie, 3 invece inseriti nel regime dell'articolo 21,  lavoro all'interno del carcere, comma 3 dell'Ordinamento Penitenziario.

​Nel corso della visita, il Garante Ciambriello ha inoltre dichiarato alla direttrice la propria totale disponibilità a fare da ponte per la stipula di un protocollo d'intesa tra la direzione e il Comune di Vallo della Lucania, finalizzato a riprendere, come avvenuto con successo anni fa , l'impiego dei detenuti in progetti di utilità pubblica.

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VIOLENZE SU DETENUTI NEL CARCERE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE: LUNEDÌ 7 SETTEMBRE RIPARTE IL PROCESSO

IL GARANTE CIAMBRIELLO: “La Costituzione non si arresta davanti al cancello di un carcere!”

L’udienza di lunedì prossimo 7 settembre alle ore 9.30, dopo la pausa estiva, riprendono le udienze del processo che si sta celebrando dinanzi alla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere contro le 106 persone ritenute responsabili delle violenze subite dai detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020.

Quella che venne definita una “spedizione punitiva”, secondo l’impostazione accusatoria, fu accompagnata anche da tentativi di depistaggio e coperture che, tuttavia, non valsero ad evitare l’incriminazione da parte dei pubblici ministeri dott. Alessandro Milita, dott.ssa Daniela Pannone e dott.ssa Alessandra Pinto.

Sono gli stessi magistrati che hanno portato avanti l'accusa fino alla requisitoria finale dello scorso mese di luglio, nella quale sono state formulate richieste di condanna fino a 21 anni di carcere.

Siamo ormai alle battute finali. L’udienza di lunedì prossimo apre la fase della discussione delle parti civili, nella quale prenderà la parola anche l’avv. Francesco Giuseppe Piccirillo, nell’interesse del Garante regionale per i diritti delle persone private della libertà personale, prof. Samuele Ciambriello, costituito parte civile contro tutti gli imputati.

La presidente della Corte, dott.ssa Claudia Picciotti, ha indicato l’obiettivo di arrivare alla conclusione del processo entro la prima settimana di novembre.

Ricordiamo che la vicenda venne alla luce proprio grazie all'intervento del prof. Samuele Ciambriello, che due giorni dopo i fatti, l’8 aprile 2020, presentò un esposto alla Procura della Repubblica. Il giorno successivo si svolse un'ispezione del magistrato di sorveglianza dott. Marco Puglia. Successivamente, il 4 maggio 2020, il Garante presentò un ulteriore esposto alla Procura.

Il Garante regionale Samuele Ciambriello così commenta le ultime battute del processo: «La requisitoria restituisce la gravità di fatti che denunciammo immediatamente.

Non posso che guardare con intimo compiacimento alla fase finale di questo giudizio, per come è stato portato avanti dai suoi protagonisti principali e, in particolare, dai magistrati della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che si sono spesi con impegno nella ricerca della verità.

La requisitoria ha restituito la gravità di fatti che il Garante regionale e il magistrato di sorveglianza avevano segnalato immediatamente, quando ancora non erano disponibili le immagini registrate dalle telecamere interne del carcere.

Le immagini delle telecamere, divenute poi centrali nel procedimento, furono inizialmente ritenute non acquisibili, sostenendo che il sistema non fosse funzionante. Furono le testimonianze dei detenuti, le telefonate dei familiari e i segni sui loro corpi a far emergere la gravità di quanto accaduto.

Le richieste di condanna della Procura dimostrano che le mie denunce come Garante non erano campate in aria. Spetterà ora alla Corte stabilire le responsabilità e la verità sui fatti.

Non spetta a me giudicare la severità delle pene richieste, né provo soddisfazione di fronte alla carcerazione. Mi aspetto soprattutto una sentenza capace di riaffermare il valore dei diritti della persona detenuta e di restituire fiducia nelle istituzioni, condizione indispensabile per un autentico percorso di recupero e reinserimento sociale.

La Costituzione non si arresta davanti al cancello di un carcere.

Questa vicenda – prosegue Ciambriello – pone una questione che va oltre le singole responsabilità penali e riguarda il modo stesso in cui concepiamo lo Stato di diritto.

Gli articoli 13 e 27 tutelano la persona detenuta, vietando ogni forma di violenza e garantendo che la pena si svolga nel rispetto della dignità umana e con finalità rieducativa.

Ringrazio l’avv. Francesco Giuseppe Piccirillo per l’impegno e il prezioso lavoro svolto al mio fianco».

 

 


 
CARCERE DI BENEVENTO: VISITA DEI GARANTI DOPO I DISORDINI. 
 
CIAMBRIELLO:"AFFOLLAMENTO AL 140%, MA RIVOLTA RISOLTA COL DIALOGO E SENZA VIOLENZA"
Benevento 4 agosto 2026- A seguito dei gravi fatti che hanno interessato la casa circondariale di Benevento nella giornata di domenica, i Garanti dei diritti dei detenuti – Samuele Ciambriello per la Regione Campania e Patrizia Sannino per la Provincia di Benevento – hanno svolto oggi una visita ispettiva e d'ascolto all'interno del penitenziario Sannita.
Accolti al loro arrivo dalla Direttrice dell'istituto, dott.ssa Marianna Adanti, dalla Comandante di reparto e da una rappresentanza degli educatori, i Garanti hanno preso visione diretta delle conseguenze della protesta, effettuando un sopralluogo dettagliato nella sezione teatro dei disordini. L'area, attualmente sottoposta a sequestro giudiziario da parte della Procura della Repubblica, comprende 14 celle per una capienza di 30 posti ed è risultata completamente devastata e del tutto inagibile 

Successivamente, al piano terra dell'istituto, Ciambriello e Sannino hanno incontrato una delegazione di reclusi della sezione G1 che non hanno preso parte alle intemperanze. Dalle loro testimonianze è emerso come, nelle fasi iniziali, la "sommossa" fosse stata scambiata per una violenta lite interna tra detenuti. I reclusi hanno rappresentato la presenza nel reparto di persone anziane e con patologie psichiatriche, evidenziando come la spinta principale dei promotori sia stata la richiesta di trasferimento in istituti che offrano reali opportunità di studio e lavoro, stante la quasi totale assenza di attività trattamentali nella sezione coinvolta. Alcuni promotori volevano trasferirsi.
La visita ha inoltre riacceso i riflettori sulla situazione dell'articolazione di tutela della salute mentale situata al quarto piano della struttura, chiusa ed inattiva da oltre due anni nonostante le crescenti esigenze della popolazione carceraria (attualmente pari a 361 detenuti a fronte di 259 posti regolamentari, con un tasso di affollamento del 140% e 158 detenuti in regime di Alta Sicurezza, e 66 dinne)).
All'uscita dall'istituto, il Prof. Ciambriello e la Dott.ssa Sannino hanno incontrato i giornalisti per tracciare il bilancio del sopralluogo, esprimendo sollievo per la totale assenza di feriti tra il personale di Polizia Penitenziaria e i reclusi. L'emergenza è rientrata grazie a un'operazione di mediazione condotta dal negoziatore e dal Gruppo di Intervento Operativo (G.I.O.) della Polizia Penitenziaria, i quali sono riusciti a riportare l'ordine esclusivamente attraverso il dialogo, evitando qualsiasi scontro o colluttazione.
"Quanto avvenuto dimostra in modo inequivocabile che anche nelle situazioni più critiche e di fronte a soggetti complessi, l'ascolto e la mediazione garantiscono risultati efficaci ed evitano il ricorso alla violenza. Quando si dialoga e si ascoltano le ragioni, giuste o meno, la mediazione istituzionale prevale positivamente", ha dichiarato Samuele Ciambriello.
Sul fronte sanitario, si è registrato esclusivamente l'intervento di un'autoambulanza del 118 per prestare soccorso a un detenuto colto da una crisi d'ansia somatizzata a seguito del forte stress emotivo derivante dai disordini.
Sul piano gestionale, 10 detenuti ritenuti i principali fautori della sommossa sono stati dislocati in altri istituti di pena (un primo gruppo di 6 individui seguito da un ulteriore invio di 4), mentre 20 detenuti estranei ai fatti sono stati redistribuiti nelle altre sezioni della struttura sannita.
Restano aperte le valutazioni sull'assetto futuro dell'istituto: mentre la Garante provinciale Patrizia Sannino si è detta favorevole all'ipotesi di destinarlo interamente al regime di Alta Sicurezza per garantire una maggiore omogeneità ed equità nei percorsi trattamentali, il Garante regionale Ciambriello ha manifestato forti perplessità riguardo a tale riconversione.
La criticità più stringente riguarda ora la condizione dei detenuti sfollati che, a causa del sequestro dell'area da parte della Magistratura, non hanno potuto prelevare i propri indumenti ed effetti personali. Nelle prossime ore i Garanti avvieranno interlocuzioni con la Direzione per consentire il recupero degli effetti  (biancheria ed altro).
 
 

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