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Visita a Nisida del Garante campano delle persone private della libertà personale.
Ciambriello: “Non possiamo pensare di affrontare il disagio dei minori abbassando l’età imputabile”
Oggi Samuele Ciambriello, Garante Campano delle Persone Private della Libertà, unitamente agli avvocati Elena Cimmino e Alessandro Gargiulo – in rappresentanza dell’OsservatorioRegionale sulla Vita Detentiva – si è recato in visita all’IPM di Nisida.
Nell’Istituto alla data odierna risultano presenti 67 detenuti, di cui 10 non italiani, 44 minorenni e 3 in regime di art. 21.
Anche a Nisida la Sanità e soprattutto la psichiatria fanno sentire la loro assenza assistenziale. È assurdo, infatti, che, pur essendo presenti 3 detenuti c.d. “psichiatrici”, lo specialista presti servizio una sola volta al mese per circa 3 ore; in ogni caso non è stato possibile raccogliere dati e informazioni precise – anche in ordine alle specifiche patologie ed alle somministrazioni farmacologiche – e, sul punto, è stato suggerito di rivolgersi alle autorità sanitarie competenti.
Medesimo discorso per gli psicologi in servizio, solo 3 per circa 14 ore settimanali.
Di fatto il trattamento del disagio psichiatrico è quasi del tutto assente, così come il trattamento delle dipendenze — droghe, ludopatie e altre fragilità — non a caso il SERT da alcuni anni non è presente a Nisida. A ciò deve aggiungersi che le Comunità esterne di trattamento psichiatrico non gradiscono assumere “pazienti” minorenni.
Gli educatori, invece, sono 20, oltre ad una mediatrice culturale che parla la lingua araba.
All’esito della visita resta un forte disappunto per il Garante e i membri dell’Osservatorio regionale: anche nella giustizia minorile si avverte il rischio di una progressiva omologazione al carcere degli adulti. La politica, anziché interrogarsi sulle cause del disagio, della devianza minorile, delle dipendenze e della sofferenza psichica, sembra orientarsi sempre più verso risposte securitarie e detentive.
“Non possiamo pensare — dichiara il Garante campano Samuele Ciambriello — che il disagio dei ragazzi si affronti abbassando l’età imputabile o rendendo il carcere minorile sempre più simile a quello degli adulti. A Nisida abbiamo incontrato ragazzi che chiedono addirittura di essere trasferiti in un penitenziario per maggiorenni: questo deve farci riflettere, deve interrogare le istituzioni, la politica, la scuola, la sanità, le famiglie. Se un ragazzo arriva a preferire il carcere degli adulti, significa che qualcosa nel sistema minorile non sta funzionando”.
In tale rappresentazione della realtà si inserisce anche la proposta, avanzata in passato e riproposta di recente da alcune forze politiche, di abbassare a 13 anni l’imputabilità penale.
“Abbassare l’età imputabile — prosegue Ciambriello — non significa fare giustizia, significa arrendersi. Significa rinunciare alla funzione educativa della pena, alla presa in carico, alla cura, alla possibilità di recupero. I ragazzi non vanno consegnati prima al carcere: vanno intercettati prima dalla scuola, dai servizi sociali, dalla sanità territoriale, dalle comunità educative. La giustizia minorile deve restare diversa da quella degli adulti, perché diversa è la persona che ha davanti: un minore è ancora una vita in formazione, non una vita da archiviare”.
Dieci anni dal Progetto IV Piano: a Poggioreale un modello innovativo per il trattamento delle dipendenze in carcere e l’accesso alle misure alternative. Il Garante campano Samuele Ciambriello: “L’intervento di cura per i detenuti tossicodipendenti non sarebbe completo senza l’integrazione tra pubblico e privato”.
Si è svolta, presso la Casa Circondariale "G. Salvia" di Poggioreale, la giornata celebrativa dedicata ai dieci anni del Progetto IV Piano, promossa dalla Direzione dell'Istituto in collaborazione con il Dipartimento Dipendenze della ASL Napoli 1 Centro e con la Cooperativa Sociale E.R.A.. Sono intervenuti Aldo Policastro, Procuratore Generale, Don Tonino Palmese, Garante dei detenuti del Comune di Napoli, Marinella Scala, direttrice del Progetto IV Piano, Mariarosaria Covelli, presidente della Corte d'Appello di Napoli, Sara Montegrosso, responsabile del SerD Area Penale della ASL Napoli 1 Centro, Patrizia Mirra, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, la direttrice della Casa Circondariale di Poggioreale, Giulia Russo, e il Garante Campano dei detenuti Samuele Ciambriello. Alla manifestazione hanno preso parte anche circa un centinaio di educatori e volontari dalle comunità terapeutiche per persone con dipendenze, che hanno condiviso la giornata con i detenuti, in un significativo momento di incontro tra carcere e società civile.
Il Garante Campano dei detenuti Samuele Ciambriello nel suo intervento ha proposto questa riflessione: "Che fare al di fuori del carcere? La risposta è chiara: per le persone con dipendenza patologica il carcere, da solo, non rappresenta una soluzione. È necessario investire in percorsi terapeutici e riabilitativi, rafforzando il sistema dei SerD, sia all'interno degli istituti penitenziari sia sul territorio, rafforzando e ampliando le possibilità delle comunità terapeutiche già presenti. La presenza dei tossicodipendenti all’interno del carcere è una vera e propria emergenza sociale, che richiede risposte integrate tra sanità, giustizia, servizi sociali e terzo settore. Ritengo sia indispensabile potenziare gli organici dei SerD, incrementando il numero di medici, psicologi, educatori e operatori specializzati, affinché possano rispondere in modo efficace ai bisogni di cura e di reinserimento delle persone detenute. A dieci anni dalla sua nascita, il Progetto IV Piano si conferma un'esperienza innovativa a livello nazionale, che accompagna i detenuti tossicodipendenti nel loro percorso di reinserimento sociale. Uno spazio di cura è uno spazio di attività, vicinanza e relazioni, dove il lavoro clinico ha terreno fertile per raccogliere i suoi frutti. Mi auguro che questa integrazione avvenga anche per i malati mentali, il cui percorso rimane incompleto senza spazi di cura e interventi adeguati”.
I dati confermano la rilevanza del fenomeno: nel 2025 i detenuti con problematiche di dipendenza in Campania sono stati 2125. Di questi, 1453 sono transitati presso la Casa Circondariale di Poggioreale, mentre nella Casa di Reclusione di Secondigliano il numero è stato di 561 persone. Numeri che evidenziano la necessità di rafforzare gli interventi terapeutici e di ampliare le opportunità di accesso alle misure alternative previste dall'ordinamento.
Il Presidente della Corte costituzionale ammette la Conferenza Nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà personale come AMICUS CURIAE.
Il Portavoce della Conferenza Ciambriello: “una bella notizia, un riconoscimento del nostro ruolo di garanti e come Conferenza Nazionale”.
“Il 25 Maggio 2026 avevo scritto come Portavoce della Conferenza Nazionale al Presidente della Corte Costituzionale ai sensi dell’articolo 6 delle norme integrative per i giudizi avanti la Corte Costituzionale.
Come portavoce della Conferenza Nazionale dei garanti, plaudo al provvedimento emesso in data odierna del Presidente della Corte Costituzionale con il quale la stessa conferenza è stata qualificata e ritenuta come Amicus Curiae, e quindi ammessa a partecipare al giudizio di legittimità costituzionale in relazione alla questione di legittimità costituzionale sul trattamento inumano e degradante sollevato dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze in relazione al carcere di Sollicciano, condizioni di vita che i garanti riscontrano in moltissimi istituti penitenziari.
È per noi un grande risultato. È anche il riconoscimento giuridico del ruolo della Conferenza Nazionale dei garanti territoriali. I garanti, come noto, rappresentano un fondamentale e indipendente meccanismo di prevenzione e di garanzia di diritti delle persone private della libertà personale, il cui ruolo è notevolmente accresciuto negli anni, complice un’accrescente attenzione da parte del consiglio d’Europa per le condizioni negli istituti penitenziari, specie dopo il caso Torreggiani del 2013. È utile ricordare che la normativa statale riconosce ai garanti importanti poteri, tra cui il potere di avere colloqui riservati e di ricevere la corrispondenza da parte dei detenuti, di visitare senza necessità di alcuna autorizzazione preventiva gli istituti penitenziari. I garanti possono poi ricevere liberamente istanze o reclami orali o scritti anche in busta chiusa da parte dei detenuti”.

CONFERENZA NAZIONALE DEI GARANTI TERRITORIALI DELLE PERSONE PRIVATE DELLA LIBERTÀ PERSONALE
IL PORTAVOCE CIAMBRIELLO: “IL CARCERE NON È UNA CASERMA. APPELLO CONTRO LA DERIVA SECURITARIA CHE SVUOTA LA COSTITUZIONE”.
Sul recente riassetto delle direzioni generali del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziario, il provvedimento dove sono state istituite due nuove direzioni generali; quello delle specialità del corpo di polizia del penitenziario e quella dei servizi logistici del corpo penitenziario, sono intervenuti sia il coordinamento dei dirigenti penitenziari, sia la magistratura ordinaria, sia l’unione delle camere penali.
In pratica le nuove disposizioni possono portare uno svuotamento del ruolo dirigenziale a favore di una logica custodiale e repressiva, svuotando la funzione dei direttori delle carceri e delle stesse aree educative.
Sull’argomento interviene il Portavoce della conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello, che è il Garante Campano dei detenuti:
“in questi giorni di grande fermento e preoccupazione, come Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali, non posso restare silente di fronte ai segnali inquietanti che arrivano dal Coordinamento dei Dirigenti Penitenziari e dal grido d'allarme lanciato dall’Unione delle Camere Penali e dalla stessa Magistratura. Lo dico con chiarezza: la bozza di decreto ministeriale che sta circolando non è un semplice aggiustamento di uffici, ma è il tentativo maldestro di realizzare un disegno contrario alla nostra Carta Costituzionale.
La "secessione" della sicurezza dalla realtà.
Siamo di fronte a un paradosso doloroso. Mentre nei nostri istituti si consuma il dramma quotidiano del sovraffollamento e della solitudine, a Roma si pensa di rispondere con la militarizzazione. Porre il GOM (Gruppo Operativo Mobile) sotto la dipendenza diretta di un Dirigente Generale della Polizia Penitenziaria, sganciandolo dalla sintesi del Capo del Dipartimento e della dirigenza civile, significa una cosa sola: scambiare il carcere per una caserma e la custodia per una "sfida muscolare".
Un DAP distante anni luce dalle celle!
Questa bozza disegna un DAP sempre più distante dalla realtà cruda delle carceri. Chi scrive queste norme ha mai camminato nei corridoi umidi dove gli agenti di polizia penitenziaria, insieme agli educatori e sotto il coordinamento faticoso dei direttori, cercano ogni giorno di inventarsi scampoli di umanità tra mille difficoltà finanziarie e strutturali?”
Per la Conferenza Nazionale dei Garanti, in pratica la bozza di decreto attualmente in esame non tiene conto della complessità della macchina penitenziaria e quindi è naturale la richiesta di ritiro del provvedimento, così conclude il Portavoce Ciambriello con un chiaro ed efficace appello:
“la sicurezza vera non si fa nei palazzi centralizzati e autoreferenziali.
Riportiamo al centro l’articolo 27 della costituzione.
Voglio rivolgere un appello accorato alla politica e all’Amministrazione: fermatevi. Non abbiamo bisogno di nuovi "Rambo" o di gerarchie blindate che guardano solo all'ordine pubblico. Abbiamo bisogno di rimettere al centro l’uomo, con la sua dignità che non è negoziabile. Abbiamo bisogno di direttori che abbiano i mezzi per dirigere, di agenti che non siano lasciati soli nelle sezioni a "buttare il sangue" e di educatori che possano davvero educare, di figure sociosanitarie di ascolto, di progetti di inclusione sociale. Non possiamo abituarci al sovraffollamento, alla sofferenza psichica in carcere, alle migliaia di tossicodipendenti.
Occorre investire nelle misure alternative al carcere, in gesti di clemenza. Questo significa costruire maggiore sicurezza e coesione sociale per l’intera comunità.
La sicurezza sociale passa attraverso il reinserimento, non attraverso la sopraffazione. Riportiamo al centro la Costituzione. Il carcere deve essere un luogo dove si ricostruiscono persone, non dove si fabbrica risentimento in nome di un securitarismo velleitario.”
risentimento in nome di un securitarismo velleitario.”
Festa della Mamma: il garante campano tra le detenute di Secondigliano
Ciambriello:" Le prospettive attuali mirano a superare l'invisibilità di queste donne, richiedendo trattamenti individualizzati, misure alternative, tutela della maternità e spazi adeguati."
In occasione della Festa della Mamma, il Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, ha visitato la sezione femminile della Casa Circondariale di Napoli Secondigliano, incontrando le donne detenute.
In Italia, su 64.436 detenuti, 2.844 sono donne. In Campania, su 7.807 detenuti, le donne sono 396, di cui 52 straniere. Presso la struttura di Secondigliano sono attualmente presenti 127 detenute: 23 sono ammesse al lavoro esterno ai sensi dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario e, nella giornata odierna, 13 erano impegnate in attività lavorative fuori dall’istituto.
Dal 20 maggio 2024, a causa degli eventi sismici, è stato chiuso il carcere femminile di Pozzuoli ed è stata aperta una sezione femminile presso Secondigliano.
All’uscita dal carcere, il Garante Ciambriello ha così commentato la visita:
«Ho incontrato tante mamme detenute che, per questa domenica speciale, stavano preparando piatti della tradizione e sapori di casa: genovese, ragù, sugo, melanzane, salsicce e molte altre pietanze. Una detenuta romena stava cucinando polpette secondo la ricetta della propria tradizione, portando tra quelle mura un pezzo della sua terra, della sua storia e dei suoi affetti. La sua compagna di stanza ha preparato anche una torta al cioccolato, mentre un’altra detenuta ha realizzato un Danubio, gentilmente offerto ai presenti. Gesti semplici, ma ricchi di dignità, umanità e condivisione.
Si stavano svolgendo, inoltre, i colloqui premiali, momenti preziosi di incontro, relazione e affettività, soprattutto in una giornata come questa.
La maternità in carcere è una ferita silenziosa, ma anche una forza che resiste. L’ho vista nei volti, nei gesti, nei racconti e nei profumi di quei piatti preparati con cura. Essere madri non si sospende con la detenzione: resta un legame che attende, che soffre, che ama e che chiede di essere custodito.
La detenzione accentua la specificità di alcuni problemi: si pensi alla maggiore difficoltà nel gestire il distacco dai figli e ai sensi di colpa che ne derivano, traducendosi spesso in una minore adattabilità alla detenzione e in una maggiore tendenza a depressione, ansia e malattie psicosomatiche. Purtroppo, da due anni, con la chiusura di Pozzuoli, in Campania non esiste più un’articolazione dedicata esclusivamente alla tutela della salute mentale femminile» ha concluso Ciambriello.
“Dall’Io al Noi”: solidarietà e attenzione alle donne detenute nel carcere di Avellino.
Il 30 aprile un pranzo promosso dal garante campano dei detenuti Ciambriello.
Un momento di condivisione dedicato alle donne detenute della Casa Circondariale di Avellino si terrà nella mattinata del 30 aprile.
Un'iniziativa promossa d’intesa tra il Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, e il Rotary Club Pompei, Presidente Guglielmo Spera nell’ambito del progetto “Dall’Io al Noi”.
L’iniziativa prevede l’organizzazione di un pranzo all’interno dell’istituto penitenziario, con l’obiettivo di offrire alle detenute un’occasione concreta di vicinanza, ascolto e inclusione. Il progetto “Dall’Io al Noi” intende proprio favorire il passaggio da una dimensione individuale e spesso segnata da fragilità a una prospettiva di comunità, relazione e reinserimento sociale.
“È importante accendere i riflettori sulla condizione delle donne in carcere, che vivono una realtà spesso più complessa e meno visibile”, ha dichiarato il Garante Ciambriello. “Attraverso iniziative come questa vogliamo promuovere dignità, attenzione e percorsi di reintegrazione.
Ringrazio i membri del Rotary Club di Pompei che è da sempre impegnato nel servizio verso gli altri e nella costruzione di legami sociali."
Stretta sull'uso dei frigoriferi in attesa del caldo.
La dichiarazione del Garante campano Ciambriello:“Si annuncia un’estate calda nelle carceri. Accanto al sovraffollamento, frigoriferi negati e agenti provocatori che entrano.”
Il Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, nonché portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali dei detenuti, evidenzia come, in vista dell'emergenza caldo negli Istituti penitenziari in Italia, il Capo del Dipartimento, Dr. De Michele, abbia firmato in questi giorni una nota di tutt’altro orientamento rispetto alla recente nota della Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento, a firma del dott. Ernesto Napolillo (31/03/2026), che raccomandava ragionevolmente l’adozione di misure per fronteggiare il notevole caldo estivo, ponendo in essere il massimo sforzo per
alleviare le condizioni di disagio. Le misure previste: modulazione degli orari di passeggio, fornire ai detenuti acqua potabile, nonché taniche, per sopperire alla mancanza di fornitura di acqua, emergenza purtroppo non sconosciuta nei nostri Istituti, ancora l’"implementazione della disponibilità di frigoriferi nei reparti per il deposito di bottiglie d'acqua od altri generi alimentari, anche al fine di evitare il dispendio di acqua dai rubinetti utilizzata per refrigerare.”
Il Garante Ciambriello dichiara: “È una decisione incomprensibile e pericolosa quella assunta dal Capo del DAP, Stefano Carmine De Michele, che dispone la rimozione dei frigoriferi dalle celle, relegandoli in spazi comuni e ad uso limitato. In piena emergenza caldo e con carceri sovraffollate, si priva i detenuti di uno strumento essenziale per conservare cibo e acqua in condizioni minime di igiene. Non è sicurezza: è un arretramento che rischia solo di aumentare tensioni e problemi sanitari.
Ancora più grave è la contraddizione con quanto indicato appena poche settimane fa dalla Direzione Generale, che invitava ad aumentare i frigoriferi proprio per affrontare l’estate, insieme ad altre misure utili a fronteggiare la calura estiva. In Italia, in molti istituti penitenziari, sono presenti da tempo i frigoriferi nelle celle e le direzioni ne hanno consolidato l’impiego. Il 31 marzo scorso, con una propria nota, il Direttore Generale dei Detenuti e del Trattamento, Ernesto Napolillo, raccomandava realisticamente e ragionevolmente di utilizzare risorse per fronteggiare l’arrivo del caldo, suggerendo anche l’incremento dei frigoriferi per evitare “il dispendio di acqua dai rubinetti utilizzata per refrigerare.
E allora perché il Capo del DAP, Stefano Carmine De Michele, venti giorni dopo, adotta una disposizione contraria e ordina la rimozione dei frigoriferi dalle camere di pernottamento? Chi ha suggerito questa presa di posizione, questo rigore securitario? Ma è davvero il caso di togliere il frigo dalle celle?
Come Garanti, chiediamo alla politica di intervenire: chiediamo al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di far ritirare questa nota!"