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LA SITUAZIONE ATTUALE DEI DETENUTI RISTRETTI IN ITALIA E IN CAMPANIA, IL GARANTE CAMPANO SAMUELE CIAMBRIELLO: “IL CARCERE È UNA DISCARICA SOCIALE, UN OSPIZIO PER I POVERI, L’EMBLEMA DELLA DISUGUAGLIANZA NELLA SOCIETÀ”
I detenuti presenti in Italia sono 63.493, su 45.000 posti reali disponibili. In Campania, i detenuti presenti sono 7.751, su 5.500 posti reali.
Il Garante della Regione Campania e Portavoce della Conferenza Nazionale dei Garanti delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, rispetto alle problematiche presenti negli Istituti penitenziari a livello nazionale e a livello regionale, così è intervenuto: “C’è troppa carcerazione preventiva, occorrerebbe meno custodia cautelare per reati non gravi e più misure alternative al carcere per chi ha una pena al di sotto dei quattro anni.
In Italia, i detenuti non definitivi in attesa di primo giudizio sono 9.730, di cui in Campania 1.308. I detenuti definitivi, invece, sono 47.497 a livello nazionale e in Campania 5.676”.
Con la Legge n. 199 del 2010 - ovvero misure alternative per coloro che hanno un residuo pena non superiore a 18 mesi - da inizio anno ad oggi sono usciti 38.040 detenuti, di cui in Campania 3.476.
“A livello nazionale circa 8.000 detenuti devono scontare meno di un anno di pena, di cui circa 900 in Campania. Perché tenerli dentro? Occorrerebbe una misura deflattiva visto che non si tratta di reati ostativi. Il Governo di centro-destra dovrebbe avere il coraggio di fare ciò che il Governo Berlusconi ha fatto nel 2003 e nel 2010, quanto meno quest’anno che è l’anno del ‘Giubileo della Misericordia’”, così il Garante Ciambriello.
Il Garante Campano, inoltre, è intervenuto anche rispetto alle tematiche della tossicodipendenza e del disagio psichico: “In Italia ci sono 20.000 detenuti stranieri, 959 in Campania; 17.000 detenuti tossicodipendenti, 1.704 in Campania.
Inoltre, in Italia ci sono 4.200 detenuti con sofferenza psichica, disagio, molti dei quali erano in cura presso i Dipartimenti di Salute Mentale all’esterno, di cui 400 in Campania.
Mancano sia i psichiatri, sia le articolazioni nelle carceri, sia misure alternative per molti di loro che non sarebbero dovuti entrare in carcere. In alcune regioni, compresa la Campania, sono poche le R.E.M.S.”
Ciambriello fa notare l’aumento significativo in carcere dei giovani adulti: “In Italia i giovani adulti ristretti, con un’età compresa da 18 a 24 anni sono 4.151, di cui in Campania 527 e a Poggioreale 200.
Bisognerebbe occuparsi anche di questa emergenza nelle carceri italiane e campane, con sezioni solo per loro, progetti trattamentali ad hoc, figure sociali di ascolto, una maggiore inclusione socio-lavorativa e culturale”.
Sul piano nazionale mancano circa 15.000/18.000 Agenti di Polizia Penitenziaria, circa un migliaio di educatori, psicologi, mediatori culturali, criminologi.
Infine, il Garante Ciambriello, nella sua dichiarazione conclusiva, risponde ad una polemica fatta ieri a Salerno dal ministro Matteo Salvini sul suo ruolo e la funzione di garante:
“Il carcere è una discarica sociale, un ospizio per poveri, l’emblema della disuguaglianza nella società e la rappresentazione pratica che non si applica la Costituzione. Una bomba a miccia corta, poche attività di lavoro e di reinserimento, c’è l’ozio!!! Voglio ribadire che il ruolo del garante è garantire il rispetto delle persone private della libertà ma non della dignità. Oltre ad essere una figura di garanzia e vigilanza sulle condizioni di detenzione, interviene in caso di violazione e promuove iniziative per tutelare i diritti umani e favorire l’umanizzazione della pena”.
DOCUMENTO DELL’OSSERVATORIO REGIONALE DELLA CAMPANIA SULLE CONDIZIONI DELLE PERSONE PRIVATE DELLA LIBERTA’ PERSONALE.
“CIRCOLARI DEL DIPARTIMENTO DELL’ AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA: L’INVERNO STA ARRIVANDO IN CARCERE!”
Nel mese di ottobre le carceri italiane sono state interessate dalla diramazione di due direttive, una a firma del Capo del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, l’altra a firma del Direttore Generale dei Detenuti e del Trattamento.
Intervenendo in materie diverse, è possibile rinvenire il tratto comune ai due provvedimenti nella subordinazione di qualsivoglia esigenza trattamentale e di cura delle persone detenute a presunte, astratte e non circostanziate esigenze di sicurezza.
In apparente e imbarazzante contraddizione con le circolari che negli ultimi anni hanno sostanzialmente attribuito al mondo dell’associazionismo e del volontariato il ruolo di ultimo baluardo di ogni residuale velleità di indirizzamento della pena detentiva verso scopi trattamentali – trattenendo all’amministrazione, in via sempre più esclusiva, la sola funzione custodiale – la nota del Direttore Generale dei Detenuti e del Trattamento Ernesto Napolillo ha avocato a sé ogni considerazione sull’opportunità o meno di svolgere attività trattamentali in istituti in cui siano presenti circuiti di alta sicurezza.
Si tratta di una scelta che preoccupa molto lo scrivente Osservatorio, consapevole della necessità di moltiplicare le occasioni di contatto tra la popolazione detenuta e la società libera, e non al contrario di costringerle in autoritari imbuti burocratici, esautorando peraltro coloro il cui ruolo – per legge, per ragioni funzionali e di prossimità – è proprio quello di adeguare i percorsi trattamentali alle esigenze individuali di ciascuna persona detenuta: il direttore d’istituto e il magistrato di sorveglianza. Questi ultimi, stando a questa incredibile e rivedibile scelta accentratrice dell’attuale Direzione Amministrativa Centrale, dovranno chiedere al Ministero l’autorizzazione allo svolgimento di qualsivoglia attività trattamentale, nel nome di un’imprecisata esigenza di sicurezza che, in Campania, riguarderà – e già riverbera le proprie conseguenze in – metà degli istituti della regione, nonché proprio in quelli in cui si concentra il maggior numero di persone detenute.
La Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento appare in ciò particolarmente e preoccupantemente disattenta alle conseguenze che questa scellerata scelta potrebbe avere anche nell’aumento del già tragico bilancio dei suicidi negli istituti di pena, di cui sono concause conclamate proprio la carenza di occasioni di contatto con l’esterno e l’ozio forzato nel quale le persone detenute sono costrette per la quasi totalità del tempo trascorso in cella.
Analogamente, l’Osservatorio esprime profonda preoccupazione e allarme per la recente direttiva del Capo del Dipartimento Stefano Carmine De Michele; quest’ultima, nel nome delle ossessivamente richiamate esigenze di sicurezza e di tutela del personale di Polizia Penitenziaria negli istituti detentivi, finisce, da un lato, per ignorare i limiti degli stessi poteri del Ministero della Giustizia rispetto a funzioni che da quasi due decenni sono attribuite ad altri enti, e dall’altro, per attribuire al comparto civile che opera negli istituti penitenziari attraverso educatori, medici, operatori sanitari, psicologi, mediatori e funzionari amministrativi, un ruolo di mero supporto all’operato del comparto di Polizia Penitenziaria.
Non solo la direttiva in oggetto attribuisce una connotazione evidentemente negativa alla “rivendicazione” di diritti fondamentali da parte della popolazione detenuta, quasi dimenticando la condizione di diffusa illegalità in cui la stessa è costretta, come si evince plasticamente dai dati sul sovraffollamento e dal crescente numero di accoglimenti delle istanze di indennizzo per condizioni di detenzione inumane e degradanti; la nota del DAP, indirizzata ai Provveditorati regionali e ai Direttori degli istituti, pretende persino di incidere sulle traduzioni delle persone detenute in ospedale, richiedendo ai medici un maggior rigore nelle diagnosi, al fine di scongiurare un presunto “pendolarismo ospedaliero” nei casi in cui non vi sarebbe un imminente pericolo di vita, che finirebbe per impegnare troppo il già sovraccarico corpo di Polizia Penitenziaria.
Sfugge probabilmente al Capo del DAP, che le morti negli istituti penitenziari italiani per cause diverse dal suicidio ammontano a 155 nel 2024, e a 135 nell’anno ancora in corso;
sfugge probabilmente la circostanza che i medici negli istituti penitenziari non sono più, per fortuna, alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, ma del Servizio Sanitario Nazionale sin dal 2008;
sfugge probabilmente che le traduzioni in ospedale costituiscono un nervo scoperto dell’amministrazione proprio perché questa non è in grado di garantire il diritto delle persone detenute alle prestazioni sanitarie che devono necessariamente svolgersi in strutture ospedaliere, generando gravi ritardi nelle diagnosi e nelle cure di cui hanno bisogno ed alle quali dovrebbero poter accedere come qualsiasi altro individuo libero: a titolo puramente esemplificativo, in Campania, nei soli istituti di Napoli Poggioreale e Secondigliano, in soli cinque giorni della scorsa settimana, sono saltate 54 traduzioni in ospedale per ragioni organizzative dei servizi di traduzione, con conseguente violazione del diritto alle prestazioni sanitarie per altrettante persone detenute.
Consapevoli e fiduciosi del fatto che i medici che operano negli istituti penitenziari non si atterranno ad una direttiva il cui fondamento poggia su presunte esigenze di sicurezza piuttosto che su esigenze di carattere sanitario, desta al contempo profondo allarme il messaggio trasmesso dal vertice dell’amministrazione penitenziaria ai propri dipartimenti territoriali, che hanno anche il ruolo istituzionale dell’organizzazione e della destinazione del personale ai nuclei di traduzione che si occupano dei trasferimenti in ospedale. Il messaggio è chiaro: l’efficientamento dell’accompagnamento delle persone detenute in ospedale non è affatto prioritario rispetto ad esigenze di sicurezza e al preminente ruolo custodiale del corpo di Polizia Penitenziaria.
Non ultimo, la direttiva in oggetto esprime l’esigenza di funzionalizzare tutti i comparti che prestano servizio negli istituti penitenziari al supporto dell’attività di polizia nel governo delle sezioni detentive; dimentico delle diverse funzioni che l’area educativa e amministrativa sono chiamate a svolgere nell’attribuzione di uno scopo risocializzante alla pena detentiva, la direttiva richiama all’ordine e all’efficienza tutti i comparti civili che operano nelle carceri, persino giungendo ad imporre una condivisione col corpo di Polizia Penitenziaria delle informazioni che riguardano percorsi trattamentali e terapie sanitarie, in un riordino di competenze nell’ambito del quale quella custodiale assume carattere centrale e preminente. Il Capo del DAP pare trascurare la circostanza che, a fronte dello scopo risocializzante della pena previsto dalla Costituzione, i numeri del personale che opera negli istituti penitenziari risultano già fortemente ed indebitamente sbilanciati in favore del corpo di Polizia Penitenziaria, vedendo ad esempio in Campania la presenza di un solo educatore ogni 74,6 persone detenute, contro un agente di polizia ogni 2,08 persone detenute.
In tal senso, l’Osservatorio condivide pienamente le rivendicazioni di autonomia della funzione e di riconoscimento delle difficoltà di organico e di strumenti, recentemente espresse dai Funzionari Giudico Pedagogici e dai Funzionari Contabili rispetto alla direttiva in oggetto; rivendicazioni che sono fondamentali per evitare il ritorno ad una concezione della pena detentiva che abbia come scopo esclusivo quello custodiale.
L’inverno sta arrivando, e ci auguriamo che porti miglior consiglio ai vertici dell’amministrazione penitenziaria, perché ce n’è davvero bisogno.
Prof. Samuele Ciambriello, Garante Campano delle persone private della libertà personale
Alessandro Gargiulo, Elena Cimmino, Paolo Conte, Mena Minafra, Anna Malinconico, Valentina Ilardi, Maria Rosaria Cardenuto, Giuliana Trara, Membri dell’Osservatorio Regionale della Campania sulle condizioni delle persone private della libertà personale
DONNE INCINTE IN CARCERE. IL GARANTE CAMPANO SAMUELE CIAMBRIELLO: “C’E’ CHI SI VANTA DI QUESTA DISUMANITA’. PUO’ ESSERE IL CARCERE L’UNICA RISPOSTA AL REATO? CHE BARBARIE!”
Al momento in Italia ci sono 28 donne madri in carcere (alcune anche incinte) e 26 figli presenti, tra gli istituti femminili di Rebibbia (RM) e Bollate (MI) e gli ICAM di Milano, Torino, Venezia e Lauro (AV).
Nell’ICAM di Lauro ci sono 8 detenute madri di cui 4 sono incinte, 3 tra il quarto e il sesto mese di gravidanza e una in procinto di partorire, la quale potrebbe essere anche a rischio di infezione.
Su questi dati interviene il Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello: “c’è chi si vanta di questa disumanità. Può essere il carcere l’unica risposta al reato? Che barbarie! È stato il Decreto Sicurezza a dare il disco verde per mettere in carcere donne incinte, in un articolo del decreto sicurezza è diventato facoltativo, e non più obbligatorio, il rinvio della pena per donne in gravidanza e per quelle con figli sotto i 3 anni. La politica risponde ad una campagna di allarme sociale, per questo a Lauro abbiamo tra le 8 donne detenute 4 incinte, alcune tra il quarto e il sesto mese e una in procinto di partorire, senza la presenza di un ginecologo operativo, manca anche un pediatra fisso. Sei bambini senza colpe in carcere, perché non in casa-famiglia? Nessun bambino o bambina dovrebbe crescere dietro le sbarre. Quali colpe hanno i bambini di madri detenute? E se anche una donna incinta ha commesso un reato, può mai il carcere essere l’unica risposta? Possiamo fare qualcosa per vincere il populismo penale, politico e mediatico? Possiamo e dobbiamo aiutare questi bambini ingiustamente troppo adulti. Il bambino è un’entità a parte, non una cosa unica con la madre. Tutto questo è una barbarie!”
CACERI CAMPANE: INCONTRO TRA IL NEO-PROVVEDITORE DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA E I GARANTI TERRITORIALI
Presso il Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania si è tenuto un incontro tra il neo-Provveditore, Carlo Berdini e i Garanti territoriali per le persone private della libertà personale. All’incontro erano presenti il Garante Campano, Samuele Ciambriello, il quale ha richiesto l’incontro; Don Tonino Palmese (Garante del Comune di Napoli); Carlo Mele (Garante della Provincia di Avellino); Patrizia Sannino (Garante della Provincia di Benevento); Giovanna Pagliaruolo (Garante del Comune di Benevento); Don Salvatore Saggiomo (Garante della Provincia di Caserta).
Il Garante Campano, Samuele Ciambriello, dopo la riunione ha dichiarato: “Il Provveditore ha aperto i lavori ringraziando i partecipanti per la costante partecipazione e sottolineando l’importanza di proseguire nel solco della sinergia dell’unità di intenti, orientando tutti gli sforzi verso una direzione. Durante l’incontro abbiamo discusso dell’attuale stato delle carceri campane con specifico riferimento alle articolazioni psichiatriche, di cui tre sono chiuse da tempo. La mancanza di personale del nucleo di traduzione che impedisce di vivere il diritto alla salute. Il tema dell’affettività in carcere: a che punto sono e in quale carcere è avviata l’applicazione sia della sentenza della Corte costituzionale dello scorso anno, sia della Circolare della dott.ssa Lina Di Domenico.
Il tema sollevato è stata anche la presenza nella casa-lavoro di Aversa di 36 internati di cui 16 con problemi psichici. Abbiamo chiesto al Provveditore di sollecitare le Aree Educative e le Direzioni delle carceri per far partire i progetti di laboratori di formazione negli istituti, i tirocini e l’ospitalità nelle case di accoglienza per i detenuti e le detenute senza fissa dimora.
Sull’affettività in Campania il Provveditore ci ha comunicato si velocizzerà la situazione negli istituti penitenziari della Campania e che tre carceri: Poggioreale, Secondigliano e Benevento, sono in uno stato avanzato per partire.”
Dopo la discussione sulle tematiche proposte, il Provveditore è stato aperto e disponibile a fornire spiegazioni, chiarimenti e ha manifestato la volontà nel risolvere problematiche gravi quali la carenza di articolazioni psichiatriche in Campania, l’inserimento in organico di nuovo personale del Nucleo di Traduzione grazie a degli scorrimenti già effettuati ed altri da effettuare, il blocco dei lavori in corso a Poggioreale nel reparto Napoli, bloccati dalla Sovraintendenza delle Belle Arti.
Inoltre, il Provveditore ha manifestato la volontà di effettuare incontri periodici con i Garanti con spirito collaborativo.

PAROLE IN LIBERTA’: UN GRIDO DALLE CARCERI CHE SI RINNOVA PER IL QUARTO ANNO
Parole in libertà è un progetto campano che si focalizza sull’uso della scrittura come strumento di consapevolezza e di riscatto sociale. Il progetto, che si rinnova per il quarto anno di seguito, ha consentito negli anni la stampa, a cadenza settimanale, per un totale di 135 pubblicazioni, con una quota annuale pari a 43 pubblicazioni. Parole in libertà è la valorizzazione di un progetto che coinvolge il Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, la Fondazione Polis, la Fondazione Banco di Napoli, Il Mattino e le Direzioni delle Carceri di Poggioreale e di Secondigliano, che vede settimanalmente decine di volontari effettuare incontri, focalizzati sulla scrittura, con i detenuti di due padiglioni di Poggioreale e con i detenuti-studenti di media ed alta sicurezza di Secondigliano; altre esperienze di scritti pervengono, poi, da detenuti ristretti in altri Istituti Penitenziari della Regione Campania. Tali scritti vengono, settimanalmente, inviati all’Ufficio del Garante per essere curati nella loro forma e, successivamente, vengono mandati ad un caporedattore de “Il Mattino” per la pubblicazione ogni lunedì: un vero e proprio lavoro di squadra.
“Oggi c’è un grido, che si leva dalle nostre carceri. Seppure spesso soffocato, esso è più volte in grado di oltrepassare quelle alte mura di separazione, confine arbitrario tra buoni e cattivi, Caino e Abele, e raggiungere i pensieri e le coscienze che si muovono nella libera società e speriamo i politici che spesso sono giustizialisti e contro la Costituzione. Questo grido arriva anche grazie ai Progetti che si realizzano nelle carceri, ai volontari, che danno voce a chi non ha voce e seminano parole in libertà.
Sono grato ai volontari che collaborano a questo progetto da tre anni e ringrazio pubblicamente la Fondazione Polis e la Fondazione Banco di Napoli che, insieme al mio Ufficio, <<investono>> su tale progetto. Così come ringrazio le Direzioni di Poggioreale e di Secondigliano e le loro aree educative per l’immensa collaborazione. Questo progetto è un unicum nel suo genere: Valorizza le voci interne alle Carceri che discutono, si confrontano e scrivono su temi di attualità, permette a chiunque di guardare e di leggere con diversi punti di vista”
Su questo immenso progetto così conclude il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Samuele Ciambriello.

Il PORTAVOCE DELLA CONFERENZA NAZIONALE DEI GARANTI DELLE PERSONE PRIVATE DELLA LIBERTA’ PERSONALE, SAMUELE CIAMBRIELLO: “IL DAP VUOLE COMMISSARIARE LA SANITA’ PENITENZIARIA E IGNORA L’ART. 32 DELLA COSTITUZIONE. IL DIRITTO ALLA SALUTE E’ FONDAMENTALE!”
Il 10 ottobre 2025 il Capo del Dipartimento Stefano Carmine De Michele ha inviato ai direttori delle carceri una nota sulle misure di coordinamento tra le aree per l’efficienza operativa, la prevenzione di eventi critici negli istituti penitenziari. Questa nota è arrivata dopo che migliaia di detenuti quotidianamente manifestano attraverso forme di autolesionismo, proteste, scioperi della fame, della sete, sia disfunzioni organizzative interne, sia problemi relativi alla mancanza di scorta per il trasferimento negli ospedali, nei centri clinici per visite specialistiche. Su questa nota il Garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello nonché Portavoce della Conferenza Nazionale dei Garanti dichiara: “Non entro nel merito di tutte le osservazioni, le proposte, le sollecitazioni o gli ammonimenti che il Capo del DAP fa con questa nota per prevenire gli eventi critici degli istituti penitenziari. Mi fa piacere che il Capo DAP, nella prima parte, fa riferimento al diritto del detenuto appena arrivato in carcere di ricevere «un’informativa chiara, completa e comprensibile sui propri diritti fondamentali: comunicazioni con i familiari, contatti con il difensore, accesso ai servizi sanitari e amministrativi». In pratica riconosce che in nessuno dei 190 istituti italiani al detenuto viene consegnato un regolamento appena entra in carcere. Anche altri passaggi sono puntuali, efficaci rispetto anche all’impegno che le aree educative e la direzione del carcere devono mettere in campo, ma su un punto voglio subito stabilire la distanza e riguarda la gestione sanitaria. Il Capo DAP dice: «La gestione sanitaria è uno dei fronti più sensibili e delicati, spesso fonte di tensioni che sfociano in eventi critici. È indispensabile che il ricorso ai trasferimenti esterni venga circoscritto ai soli casi indifferibili e documentati da certificazioni puntuali. Troppo frequenti risultano i cosiddetti ‘pendolarismi ospedalieri’ per urgenze differibili, che generano disagio, costi e rischi di sicurezza. Occorre valorizzare le risorse interne, garantendo continuità delle cure e tempestività delle risposte. Il medico penitenziario deve assumersi la responsabilità di una valutazione rigorosa, contattando direttamente il 118 solo nei casi di effettivo pericolo di vita». Credo che sia un’invasione di campo dell’amministrazione penitenziaria nei confronti della sanità locale e regionale: criteri di valutazione, di decisioni, prese di posizione che non appartengono all’amministrazione penitenziaria.
Queste righe ledono i diritti delle persone detenute, il diritto fondamentale alla salute previsto dall’art. 32 della Costituzione. Ci lascia perplessi come Garanti questo progressivo accentramento del DAP anche nelle materie non proprie e denuncio pubblicamente che, quotidianamente, saltano, in tutti i 190 istituti italiani, le visite specialistiche e i ricoveri. Il Dott. De Michele lo chiama ‘pendolarismo ospedaliero’; un linguaggio offensivo della dignità delle persone, del lavoro degli operatori sanitari che alla pari della polizia penitenziaria sono in trincea quotidianamente”. Così conclude Samuele Ciambriello.
Il Garante regionale dei detenuti in visita alla Casa di Reclusione di Aversa. Ciambriello: “Casa-lavoro è un ossimoro! Dove finiscono gli invisibili. È un reparto di archeologia criminale”
Oggi, il Garante campano delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello, ha fatto visita al carcere di Aversa, dove erano presenti 290 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 254 detenuti, di cui 46 internati in casa-lavoro; mancano alla pianta organica più di 50 agenti. Ha, inoltre, effettuato lunghi colloqui, in particolare con i lavoranti, ed è stato a discutere con gli ospiti internati nella casa-lavoro.
Il Garante Ciambriello dichiara:
“Dei 46 detenuti in casa-lavoro, 16 sono con problemi psichici e psichiatrici, 1 è da rimpatriare, 1 necessita di una misura alternativa. C’è bisogno non solo per tutto l’Istituto ma, soprattutto, per loro di figure essenziali. Mancano stabilmente uno psichiatra, un tecnico della riabilitazione, assistenti sociali e figure specializzate che aiutino a chi è dentro ad una casa-lavoro. Tutto è nelle mani di pochi agenti generosi, efficaci ed attenti a queste problematiche.
Da anni contesto, e lo facciamo anche come Garanti, che si mantengano in vita, in Italia, 5 case- lavoro, frutto di una legge del Ministro Rocco del 1930!
Sono posti che non sono né casa e né lavoro: Una condizione di sostanziale ingiustizia che non può essere ignorata. Servono luoghi non detentivi, case che siano veramente tali, e contesti di lavoro e di inclusione sociale che vedano coinvolti gli enti locali, il terzo settore, il mondo del volontariato e le A.S.L.. Servono misure alternative di reinserimento sociale per persone che vengono considerate particolarmente pericolose. É un reparto, quello di oggi, di archeologia criminale.
Casa-lavoro? Un nome sconosciuto, anche per molti in Italia e per gli stessi addetti ai lavori, col rischio che questa nuova situazione possa durare all’infinito perché il Magistrato di Sorveglianza può dire che il soggetto non offre garanzie sociali o etiche per meritare la libertà.
Cosa succede agli invisibili? A chi non ha casa, a chi è senza fissa dimora, senza relazione, senza visite. Cosa fa lo Stato per questi invisibili? Li fascicola solo negli istituti penitenziari? Sono trattati come veri e propri detenuti.
Il Garante Ciambriello così conclude:
“Mi colpisce, ogni volta che vengo ad Aversa, che lo spazio è ampio ma, per il personale tutto e gli stessi detenuti liberi di muoversi, la struttura li espone alle intemperie data l’assenza di camminatoi protetti, rendendo difficile lo spostamento tra le varie sezioni.”
IL PORTAVOCE DELLA CONFERENZA NAZIONALE DEI GARANTI DELLE PERSONE PRIVATE DELLA LIBERTA’ PERSONALE, SAMUELE CIAMBRIELLO: “ LE ULTIME CIRCOLARI DEL DAP HANNO UNA VISIONE CARCEROCENTRICA, DI CUSTODIA PER REDIMERE! ”
Sulle ultime circolari del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che riguardano l’efficacia operativa e la prevenzione di eventi critici negli istituti penitenziari e gli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo interviene Samuele Ciambriello, Garante Campano delle persone private della libertà personale e Portavoce della Conferenza Nazionale dei Garanti delle persone private della libertà personale: “Le ultime circolari a firma CAPO DAP, Stefano Carmine De Michele, e il Direttore Generale Detenuti e Trattamento, Ernesto Napolillo lasciano perplessi per impostazioni e contenuti. In particolare, la circolare firmata dal Dott. Napolillo rischia di mettere una pietra tombale sulle iniziative di inclusione sociale negli istituti, in particolare per il circuito di Alta Sicurezza.
Tale circolare dà anche una certezza di una scarsa contezza reale dei contesti carcerari, trasforma le autorizzazioni della Magistratura di Sorveglianza in orpelli, elementi ancillari. Ci sono iniziative trattamentali di Cooperative, Associazioni, Enti Locali e non si comprende la gestione diretta della Direzione generale degli istituti con i circuiti di Alta Sicurezza.
Ma allora i Direttori e i responsabili del PRAP sono semplici amministratori di condominio? Una circolare che ha una visione carcerocentrica, opposta al diritto penitenziario.
Siamo passati dalle celle chiuse alle carceri chiuse.
Si entra di più in carcere e si esce di meno.
Stiamo regredendo!!!
Celle strapiene, detenuti chiusi per ore, suicidi, diritti calpestati. Serve il decentramento, la differenziazione dei circuiti, la sorveglianza dinamica, le attività di lavoro, ricreative e di trattamento.
Negli ultimi dieci anni, la Politica ha perso mille e più occasioni per realizzare riforme rimaste inapplicate.
Noi sul carcere dobbiamo ricominciare da capo e non ritornare indietro al vecchio motto degli agenti di Polizia Penitenziaria ‘vigilare per redimere’”, così conclude Samuele Ciambriello.