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PXL 20220929 134144666.MPOrfani speciali: firmato un protocollo d’intesa tra il Garante campano dei detenuti e la Cooperativa “Irene95” in sostegno dei minori figli di vittime di femminicidio


Aiutare bambini e ragazzi figli di vittime di crimini domestici a recuperare la serenità e una vita quanto più possibile normale. Sono queste le intenzioni alla base del protocollo d’intesa firmato dal Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, e la Cooperativa Sociale Irene 95, ente capofila del progetto Respiro che si occupa proprio dei cosiddetti “orfani speciali”.

La realtà dei cosiddetti orfani speciali, figli di vittime di crimini domestici, è complessa ma sommersa visto che non esistono stime ufficiali sull’effettivo numero di casi. Si tratta di ragazzi che hanno perso in qualche modo entrambi i genitori, con uno dei due ammazzato in maniera violenta dal partner e l’altro in carcere o suicida. Gli studi dimostrano che queste situazioni hanno sugli orfani un impatto psicologico devastante, a cui si aggiungono le questioni giuridiche e gli aspetti legali, tra cui la decadenza della responsabilità genitoriale, l’affidamento del minore e la designazione del tutore.

«Sono fiducioso per l'avvio di questa iniziativa nelle carceri per i maltrattanti che hanno offeso, ucciso la propria partner lasciando questi bambini orfani speciali - commenta Samuele Ciambriello, Garante campano dei diritti delle persone sottoposte a misura restrittiva della libertà personale - Questo avvio di sperimentazione, almeno in alcune carceri della regione, deve essere vissuto anche come applicazione di un dettato costituzionale. Se un detenuto vuole una mano deve essere aiutato a reinserirsi, altrimenti la funzione della pena è una funzione vuota. Ho ritenuto fondamentale la stipula del protocollo con la Cooperativa Irene 95, che si occupa da tempo di questo delicato tema. Anche per noi Garanti è difficile avere dei dati sui bambini orfani per reati domestici, quindi conoscere i casi di questi sventurati, che abbiamo l’obbligo di aiutare, così come abbiamo l’obbligo di aiutare il genitore che per quel crimine è dietro le sbarre»

«In questo contesto - spiega Fedele Salvatore, presidente della cooperativa Irene 95 - quando un ragazzo chiede e ottiene il permesso di incontrare il genitore in carcere, è necessario che questi sia adeguatamente preparato attraverso un percorso trattamentale, che è quello che ci proponiamo con la firma di questo protocollo.  È difficile occuparsi degli uomini maltrattanti che stanno scontando la loro pena, noi vorremmo sfondare questa porta introducendo il dibattito, aiutandoli ad elaborare il fatto, nel rispetto dei figli che rappresentano sempre il nostro interesse primario. Si tratta d’altra parte di una delle azioni previste dal progetto Respiro, programmare percorsi di formazione di base per sia per operatori del sistema carcerario che per tutti quei soggetti che in qualche modo impattano sul fenomeno degli orfani speciali. Per questo, dopo questo primo accordo, nelle prossime settimane ci muoveremo per realizzare altri protocolli con l’amministrazione penitenziaria per poter lavorare anche con i soggetti che operano nelle carceri».

Il progetto “Respiro” è realizzato dalla cooperativa sociale Irene ’95 grazie al sostegno di “Con i Bambini”, in partenariato con 13 enti della zona sud Italia e isole.
 
Angela Sarnataro
Giornalista e Social Media Manager

SI 20220928 11523928/09/2022 - (ANSA) - SANTA MARIA CAPUA VETERE

 
- Un vademecum di facile consultazione per i detenuti e gli operatori della Giustizia che intendano conoscere e confrontarsi con i diritti e le preclusioni previste dalle norme che disciplinano l'esecuzione della pena, è stata distribuita nel corso dell'incontro tenuto presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nella sala Convegni del Palazzo San Carlo.

Si tratta del Codice Ristretto, opera pensata e realizzata dalla Camera Penale di Bologna con il patrocinio dell'Osservatorio Carcere UCPI e realizzata del Garante Campano dei detenuti Samuele Ciambriello.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

IMG 20220927 WA0037COMUNICATO STAMPA del 28/09/2022

 
Detenuti fuori dal carcere per attività socialmente utili: firmato oggi ad Eboli il protocollo d’intesa
 
Il Garante Ciambriello: «Il carcere a custodia attenuta di Eboli si conferma l’emblema di un carcere d’inclusione e non di reclusione»
 
Nella mattinata di oggi, il Garante campano dei diritti delle persone sottoposte a misura restrittiva della libertà personale si è recato nella Casa di reclusione di Eboli per siglare un protocollo d’intesa per lo svolgimento di attività di lavoro volontario per progetti di pubblica utilità.
Il Protocollo, che prevede per otto detenuti la possibilità di essere impiegati in lavori socialmente utili di distribuzione dei viveri ai poveri e di accoglienza e ascolto degli indigenti, attraverso anche il supporto di un pastore evangelico, è stato firmato dal Garante campano, Samuele Ciambriello, dal direttore dell’Istituto a custodia attenuata e per il trattamento delle tossicodipendenze di Eboli, Paola Pastena e dal presidente dell’associazione “Acp”, Giovanni Tagliaferri.
 
Il Garante Ciambriello, successivamente, ha incontrato i ristrettì - 40 ad oggi -, ed ha visitato le sezioni detentive, insieme al magistrato di sorveglianza Oriana Iuliano, in Istituto per colloquio individuali con i detenuti. Ancora, ha incontrato i rappresentanti delle associazioni “Socrates”, “Filiverdi” e “Ogliara” di Salerno, che, in base ad un progetto del Garante finanziato da Cassa Ammende, hanno avviato per 20 detenuti un laboratorio di restauro e teatrale.
 
Il Garante campano: «Il carcere di Eboli è un luogo speciale, dove si vive l’inclusione e non solo la reclusione. Oggi è stato firmato un ulteriore protocollo per attività di pubblica utilità per fare uscire dal carcere i ristrettì, ma è anche attivo un protocollo, da me promosso, per tre detenuti che si recano a lavorare nel museo di Eboli. Dalla conversazione con i diversamente liberi è emerso come ci sia stato un cambio di rotta nella magistratura di sorveglianza, che in provincia di Salerno adesso conta quattro magistrati di sorveglianza, che fissano periodicamente i colloqui con i detenuti. Il dato che mi preoccupa, in relazione a Eboli, è la possibilità concreta di un deficit nell’area educativa: il capo educatori ha cambiato incarico, un’altra educatrice andrà in pensione a dicembre e la terza è in assegnazione provvisoria per un solo semestre. Spero quanto prima vengano coperti i posti di educatori in maniera definitiva, così da consentire un percorso di continuità trattamentale per i detenuti»
 

art 23 09 2022 3COMUNICATO STAMPA del 23/09/2022

 
Visita del Garante campano dei detenuti al carcere militare di Santa Maria Capua Vetere
 
Ciambriello: «Un carcere modello, ma con contraddizioni sui diritti dei detenuti, in primis quello al lavoro».
 
Nella mattinata di oggi il Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, ha fatto visita ai ristretti del carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.
Ad accoglierlo il colonnello Giancarlo Sciascia, comandante dell’Amministrazione penitenziaria militare di Santa Maria Capua Vetere, e il tenente colonnello Rosario Del Prete, direttore dell’Istituto di pena militare.
Dopo avere visitato la struttura, i laboratori d’artigianato presenti e una sala “a scacchi”, dove era in corso un torneo di scacchi tra detenuti e giocatori di un’associazione scacchista della provincia di Caserta, il Garante, nella sala teatrale dell’Istituto, ha avuto un incontro collettivo con tutti i 62 ristretti.
Un confronto su diversi temi tra detenuti e Garante: dalle difficoltà della magistratura di sorveglianza alle problematiche dell’Ufficio d’esecuzione penale esterna, sino all’impossibilità di un lavoro art.21, sia all’interno che all’esterno della struttura detentiva.
A termine dell’incontro, il Garante ha consegnato loro anche l’opuscolo “Codice Ristretto”, uno strumento utile a conoscere le misure alternative al carcere. Solo dopo, in un’area verde dell’Istituto, ha effettuato colloqui individuali con 14 di loro.
All’uscita del carcere militare, il Garante Campano Ciambriello ha dichiarato: «l’organizzazione trattamentale, composta da un educatore militare, due psicologi militari e uno civile, aiuta molto sia la fase trattamentale dei detenuti che quella relazionale con l’autorità a cui compete la sicurezza dentro l’istituto. È un peccato che, in una struttura dove i detenuti vivono in condizioni dignitose rispetto alle carceri comuni, ci siano problematiche legate all’inefficienza dell’Ufficio di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, che vive in una condizione di continuo affanno, a causa della carenza di organico che, al momento, vede impiegati soltanto due magistrati di sorveglianza. Altro problema assai sentito è quello del lavoro: l’ordinamento penitenziario militare non prevede la possibilità per i detenuti di accedere a forme di lavoro, sia retribuito che di pubblica utilità, per tutto il periodo di detenzione. Si tratta chiaramente di un vuoto legislativo e, quindi, di un problema di cui si deve occupare la politica. In questo senso mi auguro che, proprio perché questi detenuti non usufruiscono di semilibertà e diritto al lavoro, abbiano un’attenzione particolare, nei tempi e nelle modalità, sia da parte dell’Ufficio di sorveglianza che dell’Ufficio esecuzione penale esterna».
Nell’istituto militare di Santa Maria Capua Vetere, dei 62 detenuti, 44 sono definitivi, 5 appellanti e 13 cautelari. Vi sono 4 studenti universitari, iscritti ai corsi di laurea di Giurisprudenza e Scienze della Comunicazione. Sono presenti ex appartenenti dell’Esercito, della Marina militare, dell’Aeronautica, della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato, della Polizia penitenziaria e dei Carabinieri (30), compreso gli ultimi due carabinieri condannati per l’omicidio Cucchi.
 

art 23 09 2022 2COMUNICATO STAMPA del 23/09/2022 - Spettacolo teatrale nella casa circondariale di Arienzo

 
Il Garante Campano Ciambriello: «Attraverso queste attività, il periodo di detenzione si trasforma in un momento di effettivo recupero della persona, si favorisce il reinserimento dell’individuo nella società e si producono esternalità positive per tutta la società».
 
Venerdi 16 settembre- Ieri sera, nella casa circondariale “G De Angelis” di Arienzo, si è tenuto lo spettacolo teatrale messo in scena dalla compagnia “La flotta”, in collaborazione con l’associazione culturale “Naturate” e l’associazione “Polluce Aps”. Uno spettacolo che ha avuto per protagonisti i ristretti dell’Istituto di pena di Arienzo.
Il Garante campano dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, ha assistito alla rappresentazione teatrale, insieme alla direttrice del carcere Annalaura De Fusco e un folto gruppo di ospiti.
Così il Garante Ciambriello: «Quando il teatro entra nello spazio educativo può esprimersi come strumento formativo o didattico, ma anche come modalità espressiva specifica e come linguaggio trasversale. Lo spettacolo dei diversamente liberi è stato uno sguardo di speranza che chiama il nostro impegno. Occorre andare oltre le mura dell'indifferenza».
Dopo lo spettacolo, il Garante si è recato nei reparti detentivi, dove ha incontrato una delegazione di detenuti, che avevano richiesto di parargli per esporre diverse criticità. A più voci hanno denunciato le disfunzioni dell’area sanitaria, in quanto gli operatori sanitari non riescono a far fronte a tutte le problematiche sanitarie e, soprattutto, non possono garantire la tempestività degli interventi, poiché si evince un’importanza mancanza di personale sanitario.
Continua il Garante campano: «lo scorso 12 settembre è morto, con un malore, un ventinovenne nell’istituto di Arienzo, non si può morire di carcere e in carcere. È necessario garantire un medico di reparto per tutte le ventiquattrore. La tutela della salute è un diritto fondamentale sancito dai nostri padri costituenti».
Altro problema assai sentito dalla popolazione detenuta è la lentezza della magistratura di sorveglianza, con cui i ristretti difficilmente riescono ad interfacciarsi.
«È necessario che i magistrati, anche attraverso videochiamate, possano interessarsi alla comunità detentiva. La magistratura, che si occupa di vigilare sull’esecuzione della pena nel rispetto dei diritti dei detenuti e degli internati, deve essere una garanzia istituzionale per i ristretti. Bisogna incrementare i permessi premio e concedere, là dove ve ne siano i requisiti di legge, le misure alternative al carcere», conclude il Garante Ciambriello.
 

art 23 09 2022Muore un detenuto a Poggioreale

 
Il Garante Ciambriello: "occorre intercettare il disagio e gli eventi sentinella prima che accada l’irreparabile"

Napoli 18 settembre -   "Luigi 56 anni è morto, probabilmente per infarto, nella prima mattinata di oggi nel carcere di Poggioreale. Ho incontrato in mattinata i suoi quattro compagni di cella del reparto Livorno che mi hanno raccontato dei suoi dolori, da giorni, dolore al braccio, vomito, degli interventi fatti dal medico di turno in nottata. Ma perché non è stato chiamato il 118 visto che c'erano tutti i sintomi di un preinfarto? Invoco più sforzi ed interventi concreti per migliorare le condizioni di vita nelle carceri, a partire dalla sanità penitenziaria, Intercettando il disagio, gli eventi sentinella, i problemi sanitari prima che accada l'irreparabile,", così il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello racconta dell'ennesima morte in carcere. Dall'inizio dell'anno in Campania ci sono state sei morti per malattia e da accertare e cinque suicidi.
Gli fa eco Pietro Ioia, garante comunale di Napoli.
"Il sovraffollamento e la precarietà della situazione igienica sanitaria sono le costanti della vita in carcere a Poggioreale. Lo Stato non garantisce gli standard minimi di dignità ed assitenza sanitaria."
Il corpo del detenuto è stato portato al Policlinico per l'autopsia, il magistrato di turno ha sequestrato la sua cartella clinica.
Il Garante Ciambriello così conclude amareggiato: "C'è un allarme silenzioso e silenziato sulle morti in carcere e di carcere. Ogni diversamente libero ha alle spalle qualcosa di unico, per questo la pena non deve dimenticare l'unicità di ciascuno. Per il carcere occorre fare di più e fare presto"

FB IMG 166176806875129/08/2022 - Il Garante Campano visita il carcere di Secondigliano.

 
Ciambriello: "I sofferenti psichici non dovrebbero entrare in carcere, il problema è un'inadeguata assistenza socio-psichiatrica ai detenuti e le poche misure alternative al carcere."
Il Garante campano dei detenuti continua le sue visite nelle carceri campane durante la settimana di Ferragosto. Oggi è stato nel carcere di Secondigliano dove ha incontrato, tra gli altri, i 18 detenuti detenuti dell'articolazione psichiatrica.
 
 
 
 
 
 

FB IMG 166176808906829/08/2022 - Visita a Ferragosto nel carcere di Poggioreale del Garante campano dei detenuti. Ciambriello: "Fare poco che diventa molto"

 
"Come mia abitudine nel giorno di Ferragosto, ho visitato il carcere di Poggioreale per un giro di ascolto e perché l'azione dell'Ufficio del Garante non conosce ferie. Ho visitato il padiglione ‘Roma’ e il Centro Clinico ‘SAI’.
In primo luogo, voglio esprimere il mio particolare apprezzamento per le donne e gli uomini dell'amministrazione penitenziaria e i loro vertici che, oggi, hanno garantito con la loro presenza che il carcere fosse un luogo presidiato e non dimenticato. Oggi, ho ascoltato le richieste delle persone trans che chiedono giustamente la possibilità di acquistare prodotti femminili in un carcere che è invece pensato solo al maschile.
Ho poi incontrato un uomo di 90 anni che deve scontare poco più di due anni di pena, ma per il quale non si trova una struttura che lo possa ospitare. Come lui ci sono diverse persone di età avanzata che, con pochi accorgimenti, potrebbero terminare di espiare la pena in misura alternativa. Ho anche re-incontrato, nel Centro clinico, un detenuto che pesa oltre 250 chili e che deve muoversi in carrozzella, ancora in attesa di una struttura sociosanitaria che possa ospitarlo. Ho visto che il campo di calcetto, realizzato molti anni fa grazie a un contributo regionale, ha bisogno di un nuovo manto affinché possa tornare ad essere utilizzato.
Per tutte queste storie, mi viene da dire che per il carcere occorre ‘fare poco che diventa molto’. Se avessimo il coraggio di investire più risorse per interventi sociali, se fossimo in grado di potenziare e rafforzare il legame esterno con il sistema integrato dei servizi sociali e sanitari, se riuscissimo a rafforzare gli organici degli uffici di sorveglianza, con poco potremmo fare davvero molto, riducendo il sovraffollamento penitenziario e rendendo il carcere un luogo più umano per tutti quelli che vi sono ristretti e vi lavorano.
Infine, proprio per dimostrare che a volte basta poco, vorrei segnalare una richiesta che mi è stata rappresentate come esigenza comune: quella di consentire la possibilità di vedere in chiaro le partite del Calcio Napoli. Per questo ho già avviato l'interlocuzione con i vertici Sky, ma faccio appello ad associazioni o sponsor privati che siano disponibili a offrire un supporto economico e li invito a mettersi in contatto con il mio ufficio.  
Bisogna fare poco affinché diventi molto, ma bisogna farlo presto”, così Samuele Ciambriello, Garante campano dei diritti delle persone private della libertà personale.
 

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